lunedì 21 dicembre 2009

"Mettiamoci all'Opera su Raiuno"


"Finalmente, anche alle voci emergenti della lirica italiana viene data l'occasione per dimostrare il proprio talento in televisione: si sfideranno in prima serata su Raiuno, il 26 dicembre e poi il 2 gennaio, nel nuovo talent show "Mettiamoci all'Opera" condotto da Fabrizio Frizzi.

In ognuna delle due puntate, otto cantanti lirici (quattro uomini e altrettante interpreti femminili) si sfideranno in un repertorio misto, che attraversa diversi generi musicali: dall'aria lirica alla musica leggera, dalla canzone napoletana al Musical. Qualunque brano, però, potrà sempre contare sull'accompagnamento di un'orchestra lirica estesa a 40 elementi.

I cantanti verranno giudicati dal pubblico in sala e da una giuria composta da Katia Ricciarelli, Orietta Berti, il tenore Fabio Armiliato ed Enrico Stinchelli, conduttore radiofonico della "Barcaccia" di Radiotre.

Come in ogni teatro lirico che si rispetti, non mancherà il "fantasma dell'Opera", interpretato per l'occasione da Francesco Salvi, mentre Lillo e Greg saranno i surreali commentatori del loggione."

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Corriere della Sera, 14 dicembre 2009

sabato 12 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

"Sui commenti di Zeffirelli stendo un velo pietoso"


Roma, 10 dic. - (Adnkronos) - ''Avrei cantato molto volentieri 'La Traviata' all'Opera di Roma, ma Zeffirelli e' intervenuto anche su cose che non gli competono...''. Cosi' Daniela Dessi' commenta all'ADNKRONOS il forfait che il celebre soprano insieme con il marito Fabio Armiliato, star attese sul palcoscenico del Costanzi per il capolavoro verdiano, hanno dato ''per un insieme di circostanze -si legge nella nota della Fondazione lirica capitolina- legate alle scelte compiute nelle regie degli allestimenti''.

''Sui suoi commenti sulla mia vocalita' stendo un velo pietoso'', dice la Dessi' a proposito di quanto affermato oggi da Franco Zeffirelli nel corso della conferenza stampa di presentazione della 'Traviata'. ''Non sono cose che gli competono, i giudizi sulla vocalita' sono di competenza del direttore d'orchestra e non del regista. Ascolteremo le registrazioni della conferenza stampa e, se i miei avvocati lo riterranno opportuno, passeremo alle vie legali. La mia vocalita' e' a posto e lo dimostrano i successi recenti e il premio Abbiati appena vinto. Mi dispiace che le cose siano andate cosi' -aggiunge- avevamo studiato questo progetto con il maestro Gelmetti, e l'intenzione era di fare una 'Traviata' con una voce da soprano lirico, come ai tempi della Tebaldi o della Callas, invece che farla cantare a un soprano leggero. Visto come sono andate le cose, non me la sentivo di fare il 'Falstaff' di gennaio''.

''Quanto al fisico -conclude la Dessi' con ironia- sono alta un metro e settanta e peso 75 chili. C'e' chi mi considera una bella donna, io ho comunque un marito che tiene a me e mi cura e al quale io tengo e che curo''.
''Non mi aspettavo questi attacchi frontali da Zeffirelli -dice il tenore Fabio Armiliato all'ADNKRONOS- Aveva gia' contestato anche me per 'I Pagliacci' dello scorso maggio perche' mi considerava inadatto per il ruolo di Canio per il mio fisico a suo dire 'educato e aristocratico'. E io, per evitare lo scontro, mi ero ritirato''.

Armiliato, che forma con la moglie Daniela Dessi' una coppia nello spettacolo e nella vita, assicura: ''Con l'Opera di Roma abbiamo un solido rapporto da sempre e torneremo a cantarci. Per 'La Traviata' pero', dopo che e' stata contestata Daniela ho rinunciato anch'io. Il progetto -spiega il tenore, reduce dal successo della 'Turandot' al Petruzzelli di Bari- nasceva in un certo modo e non aveva senso che io partecipassi senza Daniela''.


http://www.libero-news.it/adnkronos/view/240580


http://www.libero-news.it/adnkronos/view/240582

"Zeffirelli furioso: insulti a giornalisti e alla Dessì per «La Traviata»"

Ecco quanto uscito sul Corriere della Sera dopo la conferenza stampa sulla Traviata prevista a Roma la prossima settimana. Ogni commento credo sia inutile...

ROMA - Lo Zeffirelli furioso, contro tutti, giornalisti ed artisti noti ed apprezzati. Conferenza stampa movimentata quella che si è svolta al Teatro dell’Opera per presentare «La Traviata» di Verdi, dal 18 dicembre al Teatro Costanzi, ultimo spettacolo della stagione. Le star sul palco dovevano essere Daniela Dessì e il marito Fabio Armiliato, ma è arrivato il forfait «per un insieme di circostanze legate alle scelte compiute nelle regie degli allestimenti». Anzi, la Dessì ha declinato anche la prossima regia di Zeffirelli, il Falstaff.

«LA DESSI' E’ UNA SIGNORA BEN PIAZZATA» - La rottura è chiara e Zeffirelli prima la imputa a ragioni vocali. «La Dessì non fa Falstaff? Beh mi spiace - commenta Zeffirelli - Quanto alla Traviata immagino sia per prudenza. Lei che ha avuto una gran carriera forse nello stato in cui è ora sente un confronto rischioso con il pubblico». Non è d'accordo Gianluigi Gelmetti, il direttore d'orchestra: «Sul fatto vocale non sono d'accordo. La Dessì ha una forma vocale eccellente. E come uomo devo ammettere che mi piace. Un appuntamento con la Dessi io lo prenderei». Ci vuole una seconda domanda a Zeffirelli per far emergere le vere motivazioni dell’esclusione: «La Dessì è magnifica per fare Alice ma non più Violetta, non è più vicina alla mia concezione di Violetta -dice Zeffirelli - ho visto le Violette di questa produzione, molto vicine alla mia idea di Violetta, che non è certo una signora ben piazzata con un marito che la cura sempre. Mi piace pensare ad una Traviata giovane, una cosa di ragazzi. Questa è forse la più bella Traviata che ho fatto, anche di più di quella che feci con la Callas, mi emoziono nel vedere questi due ragazzi con una vera credibilità. Il mio giudizio alla Dessi non è all'artista ma al fatto che non mi dia la Violetta che ho nel cuore».

INSULTA GIORNALISTA E DIFENDE BERLUSCONI - Già prima del giudizio sulla Dessì, Zeffirelli aveva scaldato l’atmosfera con insulti pesanti, a una giornalista Livia Bidoli, del sito di recensioni www.GothicNetwork.org, che ora minaccia una denuncia. Il regista raccontava di una Traviata all'Opera di Amburgo, con la festa di Violetta ambientata in una casa di prostitute che, dietro una parete trasparente, si vedono fare il bidet, e ha concluso: «del resto sono puttane, hanno bisogno di lavarsi, sono lì per fare cose, un po' alla Marrazzo». A questo nome la giornalista ha replicato con indignata violenza che lo stesso vale per Berlusconi, che non è ammissibile continuare a dire queste cose, che bisogna farla finita. A Zeffirelli, che gli chiedeva chi lei fosse, la donna ha risposto di essere della stampa e di aver partecipato alla manifestazione di sabato “No B-Day”. Lui allora si è scaldato ancor di più: «Lei sta insultando un suo amico e una persona di valore». La risposta arriva: «Non cominciamo con questa storia – dice la giornalista - , allora anche come il caso Berlusconi, che ha un casino a casa sua. Stiamo in piena crisi di governo e c'è chi si fa i casini». A questo punto il regista ha perso la pazienza ed è passato agli insulti: «Questo è un teatro serio, vada via mascalzona, cretina, lei è una stronza, vada a fare in culo, lei non ha cittadinanza qui, non si deve permettere, Berlusconi è un amico mio è un uomo straordinario».


http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_dicembre_10/zeffirelli_furioso_deleo-1602135254443.shtml

martedì 8 dicembre 2009

Trionfo barese!!!

Un paio di articoli sulla Turandot che domenica sera ha riaperto il "nuovo" Teatro Petruzzelli di Bari:



domenica 6 dicembre 2009

TURANDOT in diretta questa sera su Radio Tre!


"Domenica 6, alle 20.30, dopo lunghi anni di restauri e vicende giudiziarie seguiti all'incendio del 1991, l'ente lirico di Bari riprende la sua attività: il 6 dicembre sarà la Turandot a inaugurare la prima stagione d'opera completa del nuovo Teatro Petruzzelli. La regia dell'opera di Giacomo Puccini sarà curata da Roberto De Simone in un evento concepito per celebrare la riapertura dello storico teatro pugliese. Parlare del mondo magico della Turandot significa allo stesso tempo attraversare il globo alla ricerca di atmosfere che si intrecciano le une alle altre in una simbiosi perfetta tra le culture più disparate che hanno influenzato l'autore al momento della composizione. La prima rappresentazione avvenne al Teatro alla Scala di Milano, il 26 aprile 1926, due anni dopo la morte di Puccini, grazie anche alla collaborazione del maestro Franco Alfano il quale lavorò sugli appunti di Puccini per portare a compimento l'opera ultima del grande compositore."

La locandina:

PERSONAGGI e INTERPRETI
Turandot: Martina Serafin
Calaf: Fabio Armiliato
Liù: Roberta Canzian
Timur: Alessandro Guerzoni
Ping: Domenico Colaianni
Pang: Cristiano Olivieri
Pong: Stefano Pisani
Altoum: Max Renè Cosotti
Un mandarino: Antonio Muserra
Il Principe di Persia: Raffaele Pastore

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari
Coro delle voci bianche del Conservatorio Niccolò Piccinni
Maestro del Coro: Franco Sebastiani
Maestro del Coro delle Voci Bianche: Emanuela Aymone
direttore: Renato Palumbo

regia: Roberto De Simone
scene: Nicola Rubertelli
costumi: Odette Nicoletti

Ecco il link per l'ascolto: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=3

mercoledì 2 dicembre 2009

"Io, al Petruzzelli darò la mia prima voce a Calaf" (intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno)

Ecco l'intervista di Livio Costarella uscita ieri su La Gazzetta del Mezzogiorno:


Buona lettura!

"Turandot apre in maniera grandiosa la stagione monegasca"


Scrigno ideale, il Forum Grimaldi doveva accogliere almeno una volta l’ultimo capolavoro di Puccini che ha aperto in maniera così grandiosa la stagione del Principato, come lussuoso regalo offerto in occasione della Festa nazionale. Opera complessa, dal carattere monumentale e implacabile, dominata dalla schiacciante personalità del title-role (che appare alla duecentocinquantesima pagina dello spartito!), Turandot, la cui sagoma muta poi minacciosa, incombe da un'estremità all'altra dell'opera, non tollera l'approssimazione o la mediocrità. Occorre per questo vulcanico peplum giocare schietti la carta della super produzione, perfino del grand guignol. Ora che i registi traspongono, riattualizzano, modernizzano, tradiscono senza limite, lo spettacolo firmato originariamente da Chen Kaige per il Palau des Arts Reina Sofia di Valencia è un successo. Con, in più, questa costante abilità dell'arte di far vedere e comprendere, cioè di contribuire largamente alla credibilità psicologica e teatrale delle situazioni di questo crudele racconto, anche sanguinario, che si sfoglia allora come un sontuoso e colorato racconto esotico di fate, che ci fa accomodare nella prima classe di un favoloso, fantasmagorico viaggio in un Cina fuori dal tempo.

I costumi autentici (Chen Ton Xun) e le scene (Liu Qing), le luci poetiche, soprannaturali di Albert Faura rimandano anch'essi ai sogni. Siamo davvero in un manga sontuoso ed irreale, vitaminizzato dalla più inventiva musica del verista in capo Puccini.
Non si esce indenni, ma come storditi, dalla rappresentazione, tanto quello che compare sulla scena è di una fluidità, di una progressione drammatica costante, avvincente dall’inizio alla fine, con questa gestione delle masse degna dei migliori show “made in Broadway”. Anche le ultime pagine, che non sono di mano di Puccini (si percepisce con rimpianto come una carenza strutturale tra testo e orchestrazione), non sono mai sembrate così limpide.
Con i suoi impressionanti effettivi orchestrali e corali che conferiscono all’opera una grande potenza emozionale, noi non demordiamo: per Turandot servono delle grandi voci la cui ampiezza permetterà di cantare naturalmente, senza quegli sforzi che producono una perdita della qualità del canto e dell’organo.
Col suo timbro di bronzo, Ramaz Chikviladze, dà vita ad un imponente e degno Timur. Dei tre ministri, onorevoli come si addice a dei mandarini, uno dopo l’altro ammantati di broccati o di garze cremose, il Ping di Giorgio Caoduro e il Pang di Norbert Ernst fanno del loro meglio per non schiacciare Florian Laconi (Pong).

Specialista del ruolo un po’ ovunque sul pianeta, Sylvie Valayre, sbriga la sua parte con diabolica intelligenza. Dardeggiando brillantemente i suoi si e do, il soprano disegna altrove più una ragazzina capricciosa che una principessa altera, inaccessibile e nevrotica. Ci si aspetta un iceberg cinese, ma qui si ha un ghiacciolo… Peraltro proprio carino e da sgranocchiare…

La simpatica coppia (nella vita come sulla scena) Daniela Dessì-Fabio Armiliato è semplicemente entusiasmante, superlativa! Daniela Dessì, seducente nella sua spontaneità, con una bella padronanza degli acuti tenuti sul fiato, delinea una toccante Liù. Fabio Armiliato infine canta un Calaf con disarmante facilità. C’è tutto: bagliore solare del timbro, orgoglio e dolcezza, vicino al massimo al testo musicale e alle sue sfumature, generosità, raffinata musicalità, sincerità. Ecco un tenore della stirpe di Gigli, Corelli oppure altri Del Monaco!

Osando Puccini in una dimensione da cerimonia funebre, tragica, lunare, Jacques Lacombe rivela un nuovo Puccini! Da tanto tempo la finezza, la ricchezza orchestrale e corale dell’opera non venivano così sontuosamente esaltate. Alla testa della Philarmonique de Monaco (fantastica), dei cori di casa rinforzati dalla falange di Montpellier (dall’esemplare generosità), il direttore originario del Québec, ha donato una lettura spettacolare ma sempre rispettosa delle diafane sfumature d’una partitura magica, unica, soprannaturale. Domanda per un campione: “Qual è dunque quell’opera esotica contemporanea del Wozzek d’Alban Berg?”…

Christian Colombeau
La Théatrotèque, 23/11/2009


jeudi 19 novembre 2009(sur invitation du Palais)
dimanche 22 novembre 2009
mardi 24 novembre 2009 (Monaco-UNESCO Gala 60e anniversaire)
Monte-Carlo, Forum Grimaldi

TURANDOT

direction musicale: JACQUES LACOMBE
mise en scène: CHEN KAIGE

LA PRINCESSE TURANDOT: Sylvie Valayre
CALAF: Fabio Armiliato
LIU': Daniela Dessì
PING: Giorgio Caoduro
PANG: Norbert Ernst
PONG: Florian Laconi
L'EMPEREUR ALTOUM: Guy Gabelle
TIMUR: Ramaz Chikviladze
UN MANDARIN: Gianfranco Montresor

Choeur de l'Opéra de Monte-Carlo; Stefano Visconti
Choeur de l'Opéra national de Montpellier Languedoc Rousillon; Noelle Geny
Choeur d'enfant de l'Académie de Musique Ranier III
Orchestre Philarmonique de Monte-Carlo

lunedì 23 novembre 2009

TURANDOT inaugura la stagione 2010 del rinato Teatro Petruzzelli!


"La Fondazione Petruzzelli presenta Turandot di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni.

L’Opera, per la regia del maestro Roberto De Simone sarà rappresentata in forma scenica domenica 6 dicembre alle 20.00, mercoledì 9 alle 20,30, venerdì 11 alle 20,30 e domenica 13 dicembre alle 17.00. Sul podio il maestro Renato Palumbo.

A dar vita al capolavoro pucciniano: Martina Serafin (Turandot), Fabio Armiliato (Calaf), Roberta Canzian (Liù), Alessandro Guerzoni (Timur), Domenico Colaianni (Ping), Cristiano Olivieri (Pang), Stefano Pisani (Pong), Max Renè Cosotti (Altoum), Antonio Muserra (Un mandarino), Raffaele Pastore (Il Principe di Persia).

A firmare le scenografia Nicola Rubertelli, i costumi Odette Nicoletti, il light design Vincenzo Raponi, le coreografie Domenico Iannone.

Maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli Franco Sebastiani, maestro del Coro delle voci bianche del Conservatorio Niccolò Piccinni Emanuela Aymone. Regista collaboratore Mariano Bauduin.

I biglietti per la Turandot saranno in vendita al botteghino del teatro Petruzzelli a partire da lunedì 23 novembre alle 10.00. Per il giorno 6 dicembre non sarà previsto il servizio di vendita on-line."

http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=25875

martedì 10 novembre 2009

"Premio Myrta Gabardi per la coppia Dessì & Armiliato"

"Milano, 09 novembre 2009 - In un anno ricco di premi da parte di associazioni musicali (Premio Abbiati, Premio Pentagramma d’Oro, Premio Bonci d’Oro, Premio Città Varese e Premio Operaclick), un ulteriore e importante riconoscimento alla coppia d’oro della lirica, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, verrà consegnato il prossimo giovedí 12 novembre: il Premio Internazionale per la Musica Lirica Myrta Gabardi, patrocinato dal Comune di Milano e del Consolato Generale della Svizzera. L’evento si svolgerà alle 17:30 presso la Società Svizzera di via Palestro 2 a Milano.
Coppia inscindibile nella vita e nelle più artistiche e raffinate interpretazioni di un vasto repertorio operistico -così come si legge nella motivazione del premio fornita dalla famiglia Gabardi- il soprano e il tenore sono due vere star del mondo della lirica, e hanno cominciato la stagione 2009/2010 con Manon Lescaut a Bucarest, un concerto a Jesi per l’apertura del Festival Pergolesi Spontini, Madama Butterfly dell’amato Puccini a Belgrado, un concerto in omaggio a Luciano Pavarotti a Bologna, Tosca alla Staatsoper di Vienna e un recital a Busseto nella cornice del Festival Verdi in cui hanno raccolto il lungo applauso di un pubblico entusiasta e visibilmente commosso.

Creato dalla famiglia Gabardi in memoria della giornalista lombarda, il premio riservato a chi ha dedicato “una vita per la musica, una musica per la vita”, è stato consegnato in passato a grandi nomi come Roberto Abbado, Carlo Bergonzi, Carla Fracci, Luciano Pavarotti e l’Orchestra Filarmonica della Scala.

Durante l’evento verrano premiati inoltre i Carabinieri della Legione Lombardia (Premio alle Istituzioni), il giornalista Giovanni Morandi de Il Giorno (Premio Giornalistico), Fabio Calvi di TSI (Premio alla Regia Televisiva), Rubrica Storie di TSI (Premio alla Cultura Televisiva), Vittorio Testa (Premio al Giornalismo Musicale), Andrea Vitali (Premio alla Letteratura) e il complesso Sulutumana (Premio alla Composizione Musicale)."

Milano Lorenteggio

venerdì 30 ottobre 2009

"Quando nel canto c'è l'arte" (recensione dalla Gazzetta di Parma)

"Se si va a teatro per opere e concerti, si dovrebbe riuscire a fissare, ogni volta, qualcosa in più dell’emozione: verificare se esiste il segno - o il disegno - di un’interpretazione; capire quando oltre all’attimo di esaltazione (se c'è) sopravvive qualcosa che resta: di solito l’arte è lì.
Questa possibilità viene da tempo offerta al pubblico dal soprano Daniela Dessì e dal tenore Fabio Armiliato. Quando si ha in sorte di ascoltarli - come è avvenuto l’altro ieri al Teatro Verdi di Busseto - ci si accorge che tecnica, stile, qualità vocali sono sì la base imprescindibile per un’interpretazione convincente, ma non sono l’asettico strumentario a cui essi si affidano per cantare.
Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno saputo andare oltre: si avverte in loro una tensione permanente e felice per caricare di senso - che non è semplicemente «effetto» - la parola scenica; ogni respiro, ogni pausa, si associano a una precisa responsabilità musicale; ogni sillaba si sposa alla nota con piena consapevolezza di non dover essere subordinata al «recitare» (cioè di non oggettivare una finzione), ma di dover «esistere» in quanto musica e dramma insieme: verità, in fondo. Concerto finale del Festival Verdi a Busseto: Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno interpretato arie e duetti da I Masnadieri, Macbeth, La forza del destino, Don Carlo, Otello, Aida. Valida, poi, l’idea di proporre trascrizioni cameristiche da Aida e Trovatore con Marco Boemi (pianoforte) Francesco Dessy (violoncello) e Felice Clemente (clarinetto). Armiliato ha sviluppato negli anni un’inattaccabile coerenza psicologica e drammatica - fatta di voce, musica e nessuno sconto su se stesso - per restituire con intensità e dettaglio il profilo di personaggi come Carlo Moor, Alvaro, Don Carlo. Un Armiliato struggente - a Busseto - in «Di ladroni attorniato» dai Masnadieri; elegiaco e afflitto in «O tu che in seno agli angeli» dalla Forza del destino; amaro e sincero - senza beceri retaggi emulativi - in «Dio, mi potevi scagliar» da Otello. Daniela Dessì: quella voce screziata di miele e diamante, quell'aristocratica naturalezza nel cantare come se il soffio perverso di Lady Macbeth o la purezza di Desdemona ti sfiorassero i capelli. Eccola dunque inedita e superlativa nell’aria «La luce langue» dal Macbeth, sospesa fra cupi dubbi e inique speranze. E ancora splendida in «Ritorna vincitor» (Aida), «Pace mio Dio!» (Forza del destino), destrieri sui quali da sempre cavalca divina. Acclamati i duetti «Io vengo a domandar grazia» (Don Carlo), «La fatal pietra» (Aida), «Dio ti giocondi o sposo» (Otello). Teatro gremito, serata febbrile di applausi, ovazioni e bis dalla Traviata. Giusto ciel, ecco che ci voleva a Busseto: la Dessì e Armiliato!"

Elena Formica, Gazzetta di Parma

giovedì 29 ottobre 2009

E avanti a Loro applaudiva tutta Vienna...


Guardare l'aprirsi del sipario della Wiener Staatsoper è un po' come attraversare lo specchio di Alice, si viene trasportati in un'altra dimensione. O meglio ancora, è come fare un salto indietro di mezzo secolo, quando alla regia d'opera altro non si chiedeva che una rassicurante illustrazione delle indicazioni sceniche del libretto. Molto tempo è passato da allora e oggi, grazie a vere e proprie rivoluzioni registiche compiute, a più livelli, prima nel teatro di prosa e poi in quello lirico, la funzione visiva dello spettacolo è passata ad avere un ruolo totalmente attivo nell'interpretazione dell'Opera, un po' come avviene per il canto e la direzione ma (ovviamente) con maggiori margini di libertà. In questa produzione, creata nel 1958 per una leggendaria Tosca con Renata Tebaldi sotto la bacchetta dell'immortale Herbert von Karajan e che porta la firma della ballerina-coreografa Margarethe Wallmann (mentre i bellissimi costumi così come i cupi fondali sono di Nicola Benois), c'è la Maddalena, c'è il canapè nello studio di Scarpia, ci sono i candelabri, c'è l'enorme Arcangelo Michele nel terzo atto. Non manca nulla insomma.
Altrettanto completa è la parte musicale dello spettacolo, a cominciare da una Daniela Dessì in forma smagliante che ci conferma ancora una volta l'indissolubile legame con l'Eroina pucciniana. Già dal primo atto colpiscono la morbida dolcezza donata al duetto con Mario ma anche la dolorosa tristezza dell' "Ed io venivo a lui tutta dogliosa"; negli atti successivi è il versante drammatico a farla da padrone grazie alla prorompente teatralità dell'attrice sempre però al servizio della partitura pucciniana. Interpretazione magistrale insomma, coronata da un "Vissi d'arte", gioiello nel gioiello, di sfavillante emozione.
Prendete un'abbondante manciata di acuti sfavillanti (il "Vittoria!" era in questo senso elettrizzante), una ricca dose di mezzevoci di qualità sopraffina e accostatele ad un physique du role che più idoneo non si potrebbe: ecco il Mario Cavaradossi di Fabio Armiliato. Anche per il tenore genovese è una prova maiuscola, in cui svetta la ricerca di dinamiche espressive sempre varie ed inedite: citiamo, per quanto rigurda questa recita viennese, la lunga serie di pianissimi nel duetto del terzo atto atto, sfumato, anche grazie al dilatarsi dei tempi orchestrali, in una delicata visione quasi onirica. Abbiamo citato l'orchestra e prendiamo qui la palla al balzo per elogiare l'Orchestra della Wiener Staatsoper che, sotto la diligente bacchetta di Keri-Lynn Wilson, realizzano una bellissima prova, in cui le sonorità sono sì ampie ed impetuose, ma mai arrivano a coprire il canto.
Il resto del cast si dibatteva tra la sufficienza e la mediocrità, a cominciare dallo Scarpia di Egils Siliņš, dotato sì di bella voce, ma che (debuttante nel ruolo in questo teatro) fatica perfino a ricordare la parte.
La bella serata si è conclusa in trionfo, tra le standing ovation del pignolo pubblico viennese ed il lancio di fiori alle due star italiane.


17 ottobre 2009
Wiener Staatsoper
TOSCA

dirigentin: Keri-Lynn Wilson
inszenierung: Margarethe Wallmann
buhnebild und kostume: Nicola Benois

FLORIA TOSCA: Daniela Dessì
MARIO CAVARADOSSI: Fabio Armiliato
IL BARONE SCARPIA: Egils Siliņš
CESARE ANGELOTTI: Marcus Pelz

Orchester der Wiener Staatsoper

Qualche video:
- "E qual via scegliete..."
- "Floria... Vittoria!"
- "Oh dolci mani..."

mercoledì 28 ottobre 2009

"Di sua voce il mistero l'anima mi colpì... certo quando è sincer l'amor parla così..."


Dal nostro inviato Testa: "Dopo lo splendido concerto per il 150°anniversario della nascita di Giacomo Puccini dello scorso 27 dicembre, Daniela Dessì e Fabio Armiliato ritornano nel bellissimo Teatro Madlenianum di Belgrado per l'inaugurazione ufficiale della nuova stagione e lo fanno questa volta con una delle opere più celebrate del grande compositore toscano: Madama Butterfly.
Un vero e proprio "battage" di grande livello mediatico anticipa così questa attesissima ed unica recita di Gala del 5 ottobre dove le due stelle della lirica italiana vengono presentate ed attese come grandi protagonisti assoluti all'interno di questa stagione. Altro motivo d'interesse e curiosità oltre all'aspetto canoro già garantito in pieno da questi due grandi artisti, arriva dall'allestimento di questa Butterfly realizzato dal regista e coreografo Dejan Miladinovic. Il design scenico e l'impostazione grafica della scena presentata, trasporta questa opera pucciniana addirittura all'interno di un videogioco con tanto di scelta in video (presente con fondali virtuali e vari loghi e immagini di windows per tutta la durata dell'opera) dei protagonisti all'inizio, e con gli atti che si susseguono, qui tramutati in "livelli da completare" sino allo scontato "game over" finale. Scelta a dir poco bizzarra che se in parte servirebbe a giustificare tutte le trovate e le improbabilità disseminate all'interno dell'opera pucciniana trasposta appunto in un videogame (di cui però in vero non se coglie lo scopo finale) dall'altra parte riesce solo nell'intento di sconvolgere il tradizionale scenario giapponese fatto di porte a soffietto e paraventi, con una visuale ed una ambientazione in pieno stile cyber-virtuale. Forse l'idea era quella di presentare ai giovani d'oggi l'arte teatrale dell'opera come un "mondo" più vicino a loro? Oppure creare il passaggio ideale fra un libro di racconti ormai inpolverato ad una più lucente Playstation? O ancora, forse l'unico messaggio voleva essere ragionando raffinatamente di pensiero:Oggi il giappone è questo e racconterebbe così questa storia? Quello che un melomane si chiede probabilmente invece è soltanto questo:Ce ne era davvero bisogno? Fortunatamente, la musica rimane quella eterna ed immutabile nel tempo del grande Giacomo...
Nonostante il vestito preso direttamente da Guerre Stellari nel primo atto e quelli miracolosamente meno "vistosi" degli atti successivi, Daniela Dessì rimane la grande Cio-Cio-San di sempre: precisa sino al maniacale in ogni piccola sfumatura del suo fraseggio e dotata di una pulizia vocale e di una freschezza di canto senza eguali, passa dal registro acuto a quello grave con una facilità tale che non può che incantare e rapire il fortunato ascoltatore presente. L'attesa aria "Un bel di vedremo" e l'aria finale "Tu tu tu piccolo iddio" sono solo piccole grandi perle incastonate in una performance di estremo altissimo livello. Essa è oltremodo affascinante nelle movenze in scena: sembra infatti aver assimilato in pieno e nel senso questa Cyber-Butterfly, senza però mai snaturarne l'anima ed i suoi contenuti.
Fabio Armiliato ci presenta un Pinkerton gioco forza diverso dai suoi precedenti successi nel ruolo ma con lo stesso entusiasmante risultato. Vocalmente impeccabile per tecnica e coloritura del suono, la sua bellissima timbratura ben si sposa con questo personaggio dove riesce ad imprimere sia tutta la spavalderia dell'inizio opera che lo cotraddistingue sia la drammaticità del suo canto nella parte finale di essa quando nella sua 'interpretazione di "addio fiorito asil" riesce a far risplendere tutta la sua classe a dispetto di un costume a corazza che mal si addiceva a cotanta grazia canora.
Brava e duttile la Suzuki di Nataša Jović-Trivić. Non sempre gradevole nella sua emissione vocale è comunque precisa e scenicamente adatta al ruolo richiesto.
Sharpless era Vladimir Andrić. La sua voce mal proiettata e spoggiata spesso stona sensibilmente. E pensare che questo ruolo non si può dire certo che presenti traiettorie vocali impervie... Meglio vocalmente ma non entusiamanti Darko Đorđević, Predrag Milanović e Nebojša Babić, rispettivamente Goro, Yamdori e il Commissario Imperiale.
L'orchestra del teatro dotata di ben pochi ma validi elementi,è stata ben diretta da Željka Milanović la quale ha avuto il pregio di trovare il giusto equilibrio in termini di volume del suono e di tempi imposti.
Una intensa pioggia di applausi ed ovazioni accompagnano l’uscita dei due protagonisti principali che meglio non potevano dare ed attribuire un vero senso compiuto a questa improbabile Butterfly.
I vertici del Teatro Madlenianum (particolare singolare,il teatro è gestito da una società privata) mai come questa volta dicono, hanno benedetto la presenza artistica di Daniela Dessì e Fabio Armiliato che davvero hanno dato lustro e significato speciale a questa apertura di stagione con una serata di Gala d’altri tempi."

5 ottobre 2009
Belgrado, Madlenianum
MADAMA BUTTERFLY

personaggi principale ed interpreti:
CIO-CIO-SAN: Daniela Dessì
PINKERTON: Fabio Armiliato
SUZUKI: Nataša Jović-Trivić
SHARPLESS: Vladimir Andrić

direzione: Željka Milanović
regia: Dejan Miladinović

martedì 20 ottobre 2009

MUSICA: applausi per coppia Dessì-Armiliato in "Tosca" alla Staatsoper di Vienna


ANSA - VIENNA, 19 OTT - Grandi applausi alla recita di Tosca alla Staatsoper a Vienna con star tutte italiane, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, e un direttore donna sul podio dei Wiener Philharmoniker, la canadese Keri-Lynn Wilson. Giunta alla 529esima recita, questa Tosca - una produzione storica, oggi molto datata, della scomparsa Margarethe Wallmann risalente agli anni '50 nell'era di Herbert von Karajan - era affidata ieri alla rinomata coppia di cantanti italiani, coppia nell'arte e nella vita Dessì-Armiliato,molto popolari a Vienna. Convincente anche la conduzione della Wilson, giovane e bella canadese moglie nella vita di Peter Gelb,sovrintendente della Metropolitan Opera a New York, che ha accompagnato con tensione drammatica e vigore la travolgente musica di Giacomo Puccini. Superba l'interpretazione della Dessì, che nei panni di Tosca ha dominato l'azione scenica. In forma eccellente anche Armiliato (Cavaradossi), degno partner anche sulla scena della cantante. Il basso baritono lettone Engils Silins era Scarpia. Boati a scena aperta nelle arie più famose (Vissi d'arte vissi d'amore... E lucevan le stelle... O dolci mani...) e delirio di applausi alla fine con parecchi occhi rossi in sala dopo la fine tragica deidue amanti.
Flaminia Bussotti: ANSA - Vienna

lunedì 19 ottobre 2009

"Buon compleanno, Maestro" (recensione da Operaclick.com)


"Dolce notte, quante stelle. In questo verso di pucciniana memoria si riassume l’esito del grande concerto di beneficenza organizzato dalla Fondazione Luciano Pavarotti al Teatro Comunale di Bologna in occasione del 74° compleanno del celebre tenore. Il pubblico partecipa numeroso e la sala del Bibbiena si riempie in ogni ordine di posti. Gli spettatori accorrono al richiamo del nome dell’artista e, oltre ad omaggiarne la figura con la propria presenza, contribuiscono alla causa dell’ANT, Associazione Nazionale Tumori, cui l’intero incasso della serata è devoluto. Abbiamo la sensazione che non si tratti però dell’abituale pubblico bolognese, ma di una platea più variamente composta, comprensiva di neofiti, di appassionati venuti da lontano e di tenaci ammiratori di qualche specifica personalità musicale chiamata ad esibirsi nel corso della manifestazione. Sul palco infatti una schiera di fulgidi astri della lirica si raccolgono intorno alla memoria del compianto collega-amico. Non accade spesso di assistere ad un evento musicale così ricco di presenze di spicco. La rosa dei solisti è davvero sorprendente e comprende i nomi di Fabio Armiliato, Fiorenza Cedolins, Carlo Colombara, Daniela Dessì, Marcello Giordani, Andrea Griminelli e Raina Kabaivanska, accompagnati dall’Orchestra Arteatro del Teatro Sociale di Mantova, guidata dal M° Fabrizio Maria Carminati. Lo sviluppo della serata è abilmente concertato da un brillante Lucio Dalla che, in veste di presentatore, condisce l’atmosfera con l’elegante ironia di chi ha intimamente conosciuto ed ammirato Luciano Pavarotti. I numerosi aneddoti di vita raccontati, i videomontaggi commemorativi proiettati sul grande schermo e la voce stessa di “Big Luciano” diffusa in sala hanno contribuito a rievocare la figura semplice ed al contempo incisiva di un uomo che ha fatto la storia della musica.

A completamento della prestigiosa rosa di presenze femminili si fronteggiano, forse per la prima volta sullo stesso palcoscenico, due tra i più celebri soprani della scena lirica odierna: Fiorenza Cedolins e Daniela Dessì.

Daniela Dessì si fa attendere e, stravolgendo l’ordine del programma di sala, non compare in scena che nella seconda parte del concerto. Tuttavia l’affetto che il pubblico bolognese le riserva è grande e sincero, tanto che al termine di una delle romanze eseguite un grido levatosi dalla platea prorompe con ammirazione: “E’ così che si canta!”. E l’applauso abbondantemente fragoroso appena terminato viene subito replicato. In verità appare un poco sbrigativo l’approccio a “Vissi d’arte”, forse penalizzato dalla scelta di una ritmica non particolarmente funzionale all’esaltazione del fraseggio, e la voce, pur distinguendosi per volume e proiezione, incorre talvolta in qualche forzatura nel registro acuto. Ma in “Pace, pace, mio Dio” l’artista raggiunge un livello d’espressività perfettamente compiuto, arricchito da un carisma interpretativo particolare e da una buona disinvoltura nella gestione della massa vocale, sempre preziosa ed abbondante, assolutamente in grado di riempire la sala.

Non è da meno la partecipazione maschile, che vede in Fabio Armiliato uno dei protagonisti più brillanti della serata. Il tenore propone dapprima una convenzionale interpretazione di “E lucean le stelle”, ma convince del tutto in “Un dì all’azzurro spazio”, dove ha modo di cimentarsi in un approccio più autenticamente drammatico e penetrante, costruito su di un canto sfogato di gusto eroico che molto si addice alle caratteristiche vocali dell’interprete e conferisce una vibrante passione all’interpretazione."

Filippo Tadolini
, Operaclick.com

12 ottobre 2009
Teatro Comunale di Bologna
Buon compleanno, Maestro
Fabio Armiliato, Fiorenza Cedolins, Carlo Colombara, Daniela Dessì, Marcello Giordani, Andrea Griminelli, Raina Kabaivanska
Orchestra del Teatro Sociale di Mantova; Fabrizio Maria Carminati

giovedì 8 ottobre 2009

"Emozione Armiliato-Dessì: a Jesi il trionfo del belcanto" (recensione da IL MESSAGGERO - Ancona)


"JESI - Un pubblico entusista, plaudente e festoso ("Siete meravigliosi!" ha detto la Dessì tra gli applausi finali) ha accolto giovedì sera il poderoso recital di Daniela Dessì e Fabio Armiliato che, impegnati in un programma lungo e complesso, hanno inaugurato la 42° Stagione Lirica del Teatro Pergolesi di Jesi. Alle prese con un programma non facile e ricco di pagine amatissime i due artisti hanno saputo galvanizzare e coinvolgere gli spettatore accorsi per l'occasione, prodighi di applausi e di ovazioni dopo ogni esecuzione. Daniela Dessì ha confermato le qualitù che ne fanno una delle primedonne più richieste del presente, grazie alla bellezza del timbro e al' intelligenza di un fraseggio sempre intelligente e curato: più ancora che nell'opulento Vissi d'arte da Tosca o nell'impegnato Pace, pace mio Dio dalla verdiana Forza del Destino (opera che, stando al gossip più accreditato, i due artisti interpreteranno la prossima estate allo Sferisterio di Macerata) la Dessì ha saputo entusiasmare con una Desdemona dell'Otello verdiano assolutamente incantevole per poesia d'accento e innocenza d'espressione. Dal canto suo Fabo Armiliato è sembrato partire un poco in sordina con l'aria di Licinio dalla Vestale di Spontini: la ragione è, forse, da ravvisare anche in una scrittura, quella spontiniana, molto strana, alquanto bassa e comunque difficile da eseguire in apertura di serata (nell'opera, difatti, la scena apre l'atto finale) ma anche nel suo caso si sono fatte valere le ragioni di un grande professionismo e di uno studio attento e incisivo. Molto bravo nel difficile Improvviso dal giordaniano Andrea Chénier, Armiliato ha anche consegnato al pubblico (che lo ha salutato con scroscianti applausi) una ragguardevolissima esecuzione del celebre Nessun dorma dalla Turandot, reso con ammirevole pulizia vocale e intrigante asciuttezza di fraseggio. Inutile dire che i due duetti previsti (il Finale I dell'Otello e il Finale dell'Andrea Chénier) hanno entusiasmato per la bella resa comlessiva e per l'evidente "affinità elettiva" dei due artisti. Ottima pure la prova della Form - Orchestra filarmonica marchigiana, davvero impegnatissima sotto la guida sicura di Marco Boemi, che ha avuto i suoi momenti di gloria in un'ampia scelta di celebri Sinfonie e Intermezzi. Ben quattro i bis finali: il Brindisi della Traviata verdiana, con tanto di applausi e timidi cori di pubblico, poi, con Boemi al pianoforte, O mio babbino caro per la Dessì, I'te vurria vasà per Armiliato e un omaggio a Gigli con un inedito duetto di Non ti scordar di me. La stagione jesina proseguirà dal 23 ottobre con La Traviata di Verdi; sarà poi la volta del rossiniano Barbiere di Siviglia (dal 12 novembre) e del dittico formato da La voix humaine di Poulenc e Pagliacci di Leoncavallo (dal 27 novembre). Info: 0731.206888"

G.Cesaretti, 03 ottobre 2009

"Solo la tv può salvare l'Opera!" (intervista a TV Sorrisi e Canzoni)

Ecco l'intervista uscita nel numero 41 del settimanale TV Sorrisi e Canzoni attualmente in edicola:

sabato 3 ottobre 2009

Carlo mio, con me dividi il tuo pianto, il tuo dolor!


Dal nostro inviato Testa: "Ennesima riproposizione dell’allestimento di Pier Luigi Pizzi per il Don Carlo andato in scena alla Staatsoper di Vienna in questo mese di settembre. La produzione presentata proprio venti anni fa qui nello stesso teatro viennese, risulta ad oggi ancora pienamente funzionale e di seducente impatto visivo così come i costumi indossati dagli artisti.
Ottimo il cast delle prime tre recite che vedono la presenza nel title-role di Fabio Armiliato, la consolidata Eboli di Luciana D’Intino e nel ruolo di Elisabetta di Valois il soprano Olga Guryakova.
Fabio Armiliato sarebbe già solo per temperamento e presenza scenica, perfetto interprete del ruolo verdiano. Il suo Don Carlo è dotato di un canto rigoglioso ed importante. Entusiasma nel primo atto risolvendo prima la temibile aria “Fointanableu!Foresta immensa” nella quale brilla per bellezza sonora e tecnica grazie al suo seducente fraseggio, che gli permette di proiettarsi in corposi acuti .
Nella seconda parte dell’opera e quindi nel duetto finale con Elisabetta, ci mostra il lato più drammatico del protagonista che qui Armiliato plasma e presenta come meglio non si potrebbe per passione e credibilità scenica.
Nei panni di Elisabetta, Olga Guryacova è un soprano dotato di musicalità e stile. La sua voce solida ed importante, è di sicura emissione sia nei piani sia nel registro acuto. Convince cantando con efficacia interpretativa e con corretta ed adeguata organizzazione del proprio strumento, nella nota aria “Tu che le vanità” e si dimostra concreta e duttile in tutto l’arco dell’opera,.
Luciana D’intino conferma nel ruolo di Eboli tutta la sua classe e completezza d’interprete. Formidabile nella tenuta vocale, a dir poco coinvolgente nell’aria “Oh don fatale”, rappresenta al meglio per completezza e conquistati intenti, tutti gli aspetti,anche i meno intuitivi, del ruolo della principessa, ponendola di diritto come una delle più grandi interpreti di questo personaggio verdiano nei nostri giorni.
Buona anche la prova di Ain Anger,qui alle prese nel ruolo di Filippo II. Sicuramente dotato di una voce sostanziosa, presenta però ancora alcune lacune interpretative a livello di maturazione vocale che emergono a lunghi tratti nel suo canto rendendolo così distaccato e poco comunicativo .
Il Rodrigo presentato da Boaz Daniel artista “di casa”qui a Vienna, viene forse oltremodo lodato dal pubblico locale. La sua, per carità, è un’interpretazione dignitosa e di sicuro pregio ma vale il discorso fatto precedentemente per il Filippo II di Ain Anger: voce sostanziosa ma che ancora presenta alcune pecche di carattere tecnico e proprio dal punto di vista della maturazione della medesima.
Buona prova infine, per tempi e compattezza di suono ottenuta, per il direttore Giuliano Carella coadiuvato dalla sempre ottima orchestra dei Wiener.
Spettacolo riuscitissimo e molto apprezzato dal pubblico che sommerge letteralmente di applausi l’intero cast. Tantissime infatti le chiamate in scena per gli artisti che si susseguono e personale successo soprattutto per Armiliato e D’intino.
"

24 settembre 2009
Wiener Staatsoper
DON CARLO
Giuseppe Verdi

cast:
Dirigent: Giuliano Carella
Don Carlo: Fabio Armiliato
Philipp II.: Ain Anger
Rodrigo, Marquis von Posa: Boaz Daniel
Elisabeth von Valois: Olga Guryakova
Prinzessin Eboli: Luciana D`Intino

Inszenierung: Pier Luigi Pizzi
Ausstattung: Pier Luigi Pizzi

mercoledì 30 settembre 2009

"Daniela e io nella Vestale? Perchè no" (intervista a Il Messaggero)


"JESI-Si tratta di uno dei tenori italiani più famosi nel mondo e, assieme a Daniela Dessì, sua compagna anche nella vita, forma una delle coppie di spettacolo più affiatate e in sintonia dell’attuale scena lirica: Fabio Armiliato, genovese, è atteso con la Dessì per il Concerto Lirico che, domani sera alle 21, inaugurerà la Stagione Lirica 2008/09 del Teatro Pergolesi di Jesi.
Il teatro di Jesi è un teatro cui lei sembra essere molto legato...
«Certamente. A Jesi, difatti, è iniziata la mia carriera professionale con tre recite de La Vestale di Spontini nel 1986 (accanto ad Armiliato agivano Adelisa Tabiadon e Eugenia Dundekova. NdR). Prima c’era stato il debutto assoluto, nel 1984, con Simon Boccanegra a Genova cui sono seguiti vari concorsi: Carlo Perucci, allora direttore artistico, mi scritturò per questa Vestale che, tra l’altro, inaugurava la Stagione Lirica, e posso dire che con quelle recite del capolavoro spontiniano ha avuto inizio la mia carriera continuativa. Si è trattato di un’opportunità molto importante per me».
La scelta di inserire nel programma la scena di Licinio dal III Atto de La Vestale, quindi, è stata fatta in ricordo dei suoi esordi?
«In un certo senso è un po’ come tornare sul luogo del delitto - ride di gusto - ma per me è anche un’occasione di riapprocciare un ruolo che non ho mai più cantato dopo quella serie di recite».”
Le piacerebbe riaffrontarlo, magari con Daniela Dessì come Giulia?

«Certamente! Tra l’altro è un’opera che pensiamo di proporre e vorremmo affrontare: credo che a Daniela la parte di Giulia starebbe magnificamente. Spontini scrive in maniera un po’ strana, forse bassa per le voci, e la parte di Licinio può sembrare, a una lettura superficiale, un po’ sacrificata, ma la sua musica è molto intensa. Ho avuto modo di sfogliare anche alcuni brani del Fernando Cortez e ho trovato anche in quell’opera scritture vocali molto interessanti».
Il concerto di domani è dedicato a Renata Tebaldi, qual’è stato il suo rapporto con lei?
«Ho il rammarico di non averla mai potuta conoscere di persona, ma si tratta di un autentico pezzo di storia dell’opera. Tra l’altro mi ricordo che, quando da bambino mi avvicinai all’opera, uno dei miei dischi preferiti era l’Aida con la Tebaldi e Del Monaco. La sua voce mi ha sempre accompagnato e per me è davvero un onore esibirmi in un concerto dedicato alla sua memoria. Tra l’altro abbiamo anche scelto i brani dalle opere più celebri del suo repertorio esclusa, ovviamente, La Vestale.»
G.Cesaretti, Il Messaggero; 30 settembre 2009

mercoledì 16 settembre 2009

Ogni pensiero si scioglie in pianto! È pianto anche il desìo!

Dal nostro inviato Testa:
La diciannovesima edizione del Festival e Concorso Internazionale George Enescu ha aperto i battenti il 30 agosto scorso a Bucarest. Intestato al celebre musicista e didatta romeno del secolo scorso, questo storico Festival, è considerato un vero e proprio fiore all’occhiello ed orgoglio della capitale rumena e della Romania tutta.
Organizzato e curato dal Sovrintendente della Staatsoper di Vienna Ioan Hollender, questa manifestazione, può vantare un fitto programma caratterizzato da un centinaio di concerti che abbracciano vari generi musicali fra i quali la musica classica, musica jazz, opere e balletti che qui si alterneranno e protrarranno sino al prossimo 26 settembre.
Fra le proposte più interessanti nell’ambito operistico di questa diciannovesima edizione del festival, sicuramente spicca la presenza in cartellone della Coppia Lirica tutta italiana formata da Daniela Dessì e Fabio Armiliato. L’opera da loro qui interpretata è Manon Lescaut andata in scena i giorni 11 e 13 settembre per la regia di Anda Tabacaru sulle scene di Catalin Arbore e la coreografia di Mihai Babushka. La direzione musicale dell’opera è affidata a Keri-Lynn Wilson .
La presenza di questi 2 prestigiosi nomi nei ruoli principali dell’opera e ,a completamento del cast, di alcune promesse emergenti della scuola di canto rumena, rendono praticamente imperdibile questo appuntamento dato già da tempo “sold out” per tutti e due gli appuntamenti.
E i protagonisti assoluti dell’opera,non tradiscono le attese:
Daniela Dessì ha teatralmente di Manon Lescaut, tutta la passionalità, la drammaticità e a volte anche l’aspetto più frivolo, opportunista e superficiale che richiede il ruolo pucciniano soprattutto nel secondo atto.
Il suo canto è un autentico tributo celestiale a questa arte, dalla quale emerge un totale sfoggio di eleganza e colori musicali da far pensare e credere davvero impossibile trovare oggi, un’interprete migliore di lei in questo ruolo per presenza scenica e qualità vocale.
La voce è proiettata e sicura sia nelle note acute sia in quelle gravi con un particolare e calibrato uso dell’emissione che rende così il suo fraseggio quanto più credibile ed armonioso possibile.
Delinea con precisione tutti i tratti emotivi di Manon, da quelli più coinvolgenti dal punto di vista sentimentale (il riuscitissimo duetto con DesGrieux del secondo atto “Tu,Tu amore tu...” può essere preso qui ad esempio riassuntivo di questo aspetto) a quelli più drammatici, dove brilla per straordinarietà assoluta, nella sua magistrale interpretazione della nota aria del quarto quadro “Sola,perduta, abbandonata...”, resa a livelli decisamente insuperabili e nello straziante e coinvolgente finale dell’opera.
Il Cavaliere des Grieux è fra tutti i personaggi tenorili delle opere pucciniane, uno dei più difficili in assoluto per varietà di aspetti caratteriali e tessitura musicale, creati dal grande compositore toscano.
Fabio Armiliato convince ed entusiasma per la sua carica emotiva, presenza scenica e per l’accuratezza e la maturità del suo canto.
Nel primo atto cerca fin da subito di trovare il giusto equilibrio dinamico per permettere di dare alla sua emissione, rotondità e giusto volume ai suoni, calibrando così al meglio il suo importante materiale vocale di cui è saldamente in possesso.
Convince nell’aria cardine dello stesso “Donna non vidi mai...” per poi sfoderare nei successivi atti a lui più congeniali per qualità, fraseggio e registro acuto, un’interpretazione a livelli di assoluta eccellenza.
Dopo l’entusiasmante duetto del secondo atto, con la sua interpretazione di “Guardate, pazzo sono...” al termine del terzo atto, regala una vera e propria perla della sua straordinaria arte, capace di emozionare e coinvolgere, che rimarrà a lungo impressa nella memoria del pubblico presente. Sfodera infine nell’ultimo atto una coinvolgente drammaticità a servizio di una voce ancora fresca nonostante le immense risorse energetiche profuse in tutto l’arco dell’opera.
Davvero ottima soprattutto in prospettiva futura è stata la prova del giovane Ionut Pascu qui nei panni di Lescaut. Pur non essendo il timbro la caratteristica migliore di questo baritono e ancora un poco acerba la sua tecnica vocale, convince in tutta l’opera per resa scenica del personaggio e per l’ampiezza di cui sono dotati i suoni emessi e ancora per una ricerca di colori e gradevole musicalità.
Non pare invece all’altezza della situazione il Geronte rappresentato da Mihnea Lamatic ,troppo spesso impreciso nell’emissione dei suoni e dotato di una certa staticità scenica quasi imbarazzante.Daccordo che Geronte non deve essere un esempio di dinamismo assoluto in questa opera ma un pochino più di “verve” forse avrebbe giovato al personaggio rendendolo almeno più credibile.
Mediocri i comprimari tutti.Nessuno di loro è parso brillare di luce propria e quindi meritevole di attenzione particolare.
Complessivamente buona la prova del coro e dell’orchestra dell’Opera Nazionale Rumena qui ottimamente diretta da Keri Lynn Wilson la quale ha il merito di dare la giusta resa musicale in termine di volume e di tempi all’orchestra.
I protagonisti si muovono all’interno di uno scenario costituito da un arredamento in stile moderno dove prevalgono le tinte forti e sgargianti quali il rosso e l’oro, qui adagiate su sfondi talvolta bianchi e talvolta neri e cupi.Un esperimento sicuramente audace e pretenzioso che se da un lato ha il merito di rendere a suo modo “movimentata” la scena, almeno nei primi 3 atti, purtroppo mal si addice alle vere e varie tematiche dell’opera, facendo poi cadere tutto il possibile discorso intrapreso a livello di idea, con il penoso scenario del 4’atto.
A fine recita,Standing Ovation per i due protagonisti da parte di un pubblico partecipe e competente e grande successo anche per il direttore d'orchestra per una serata che, a detta delle autorità locali e dei molti illustri ospiti presenti, resterà nella storia dell'opera di Bucarest.



11 settembre 2009
Bucaresti, Opera Nationala
MANON LESCAUT

personaggi e interpreti:
Manon Lescaut - DANIELA DESSI
Lescaut - IONUT PASCU
Des Grieux - FABIO ARMILIATO
Geronte - MIHNEA LAMATIC
Edmondo - MIHAI LAZAR
Innkeeper - VASILE CHISIU
Dancing Master - VALENTIN RACOVEANU
Singer - MARIA JINGA
Sergeant - DANIEL FILIPESCU
Lamplighter - LUCIAN CORCHIS
Naval captain - RADU PINTILIE

Conductor of the choir: STELIAN OLARU
Conductor: KERI – LYNN WILSON
Director: ANDA TABACARU-HOGEA
Lights and sets: CATALIN I. ARBORE
Coreography: MIHAI BABUSHKA

Orchestra and choir of the Bucharest National Opera


Qualche video:
- "Gentile damigella... Donna non vidi mai..."
- "Dunque questa lettiga? Tu, tu, amore? Tu?"
- Guardate, pazzo son, guardate..."

mercoledì 9 settembre 2009

"FESTIVAL VERDI - Parma e il suo Maestro"

Ecco l'articolo uscito sulla rivista il Mese Parma magazine di Settembre:
Il Teatro Regio di Parma rinnova anche in questo diffi cile momento di crisi il colossale impegno produttivo e artistico del Festival Verdi, che quest’anno parte da Busseto con l’anteprima di “Messa da Requiem” diretta da Yuri Temirkanov. Inoltre, accanto al ricco programma parmigiano che comprende le produzioni de “I due Foscari” e “Nabucco”, nella piccola città verdiana si assisterà a un ciclo di recital e concerti che avrà per protagonisti le più acclamate star del belcanto della scena internazionale.

Aprono Amarilli Nizza e Roberto Frontali, in procinto di condividere una serie di progetti discografici e teatrali, con un recital di arie e duetti verdiani. “Sono grandi l’emozione e la gioia di tornare in un posto magico dove lo spirito di Verdi è vivo e presente in ogni angolo” ci ha detto il soprano milanese. “Sono molto legata alle terre emiliane e il calore manifestato dal pubblico di Parma è sempre nel mio cuore. Il premio Tosi assegnatomi a Parma Lirica per Tosca nel 2002 è stato per me un grandissimo onore, così come l’affetto del Club dei 27 e sarebbe bellissimo poter calcare nuovamente le scene del Teatro Regio”.
Il cartellone prosegue con un quartetto di eccezionali solisti – Micaela Carosi, Veronica Simeoni, Vincenzo La Scola e Simone Piazzola – impegnati in un concerto diretto da Antonello Allemandi, con i recital di Bruno de Simone e Andrea Rost, un concerto dell’Orchestra del Teatro Regio guidata da Matteo Beltrami ad accompagnare Chiara Taigi e Massimiliano Pisapia, e un recital del tenore Saimir Pirgu.
A Busseto sono attesi anche Daniela Dessì in duo con Fabio Armiliato, la coppia più amata dai melomani di tutto il mondo. “Ritornare nelle Terre di Verdi è sempre una grande gioia” ci ha detto il celebre soprano. “Busseto è una città che ha per me un’importanza enorme. Da ragazzina vi andavo in pellegrinaggio per respirarne l’aria intrisa di atmosfere verdiane e cercare energia per crescere artisticamente e sognavo di diventare una grande artista per poter cantare tutti i più grandi capolavori della storia dell’opera italiana. Sarà una grande emozione condividere, con coloro che assisteranno all’evento, la forte emozione che scaturirà nell’interpretare le note dei grandi capolavori verdiani, per la mia prima volta a Busseto in veste di cantante. Spero anche che questa opportunità possa creare le premesse per una ripresa di collaborazione con il Festival Verdi, dal quale mi sento di non poter mancare per la sempre più crescente presenza di opere verdiane nella mia carriera. Verdi è una grande scuola di canto e tornare a questo repertorio signifi ca per me, ogni volta, ripristinare un equilibrio vocale e stilistico ancora più tecnico”.
Fabio Armiliato, che a Busseto ha già eseguito una recita de "Il trovatore" nel 2002, è entusiasta di tornare nella “città permeata dalla personalità di Verdi e dalle sue creazioni. L’anno scorso, debuttando a Montecarlo “La forza del destino”, ho avuto un irresistibile richiamo verso il canto verdiano. Dopo tanti anni di frequentazione dei ruoli pucciniani e di attenzione verso il repertorio verista, mi sono reso conto di quanto avessi bisogno di ritornare a Verdi. Ho anche avuto la possibilità di studiare lo spartito con il M. Bergonzi, che mi è stato di preziosissimo aiuto, e ho riscosso davvero un grande successo. Ho avuto anche l’opportunità di riprendere il ruolo di Radames in Arena di Verona e mi sono trovato ad affrontarlo con una vocalità più matura e consapevole. Ho quindi dedotto, attraverso queste esperienze, che la scrittura verdiana oggi, nel momento della mia maturità artistica, mi sta veramente aiutando a trovare un maggior equilibrio tra tecnica vocale ed espressività. Da qui la grande soddisfazione di poter eseguire a Busseto un recital e di tornare al Festival Verdi, accompagnato dalla crescente voglia di eseguire di più in futuro opere dello straordinario repertorio verdiano. In effetti il mio futuro mi vede impegnato ancora ne “La forza del destino” a Vienna, Liegi, Barcellona e Siviglia, in Un ballo in maschera a Montecarlo, ne Il trovatore a Verona e Liegi, ne Il corsaro a Bilbao, in Don Carlo a Palermo e finalmente il mio debutto in Otello a Liegi. A Busseto eseguiremo sicuramente un programma verdiano” conclude il tenore. “Speriamo di trovare qualche brano che possa sorprendere e soddisfare il pubblico, ma desideriamo soprattutto mostrare e trasmettere a tutti il nostro amore e la nostra passione per questo splendido repertorio”.
William Fratti

domenica 6 settembre 2009

The Italian Stylish Tenor

Ecco un'intervista e la recensione del nuovo cd Nessun Dorma uscite a firma Giancarlo Landini sul numero 239 di Luglio/Agosto 2009 del mensile l'opera:

giovedì 27 agosto 2009

Odi il canto d'amor...


Dovessimo chiedere a Fabio Armiliato quali date della carriera ricorda con maggiore emozione, sicuramente una delle risposte sarebbe il 3 ottobre 1995. Quel giorno infatti avvenne il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano, "tempio" della Lirica per definizione. Sotto la grandiosa bacchetta di Riccardo Muti e affiancato dal mitico Samuel Ramey e da Michèle Cridier (che si alternavano con Dean Peterson e Norma Fantini), il nostro Fabio debuttava come Faust nel Mefistofele di Boito, in una nuova produzione con la regia di Pier'Alli. E da allora il suo Faust ha conosciuto la conferma di altre dieci recite, tra Milano, Buenos Aires e Vienna. L' ultima volta nel maggio del 2000. Troppo tempo è trascorso da allora per Voi fans che, con schiacciante maggioranza, chiedete a gran voce un ritorno al ruolo. Come darvi torto?

Dal Teatro Colon di Buenos Aires, giugno 1999:
"Dai campi, dai prati..."
"Credo in Dio!..."
"Ecco il mondo..."
"Dio di pietà! Son essi!..."
"Rivolgi a me lo sguardo... Lontano, lontano, lontano..."
"Forma ideal, purissima..."
"Giunto sul passo estremo..."
"Ecco la nuova turba..."



risultati sondaggio Tra i ruoli cantati entro il 2000, quale, secondo Voi, dovrebbe essere ripreso??:
- Faust (Mefistofele), 36%dei voti
- Loris Ipanov (Fedora), 18% dei voti
- Sir Edgardo (Lucia di Lammermoor), 18% dei voti
- Poliuto, 9% dei voti
- Duca di Mantova (Rigoletto), 4% dei voti
- Giannetto (La cena delle beffe), 4 % dei voti
- Ruggero (La rondine), 4% dei voti

voti totali: 22

martedì 25 agosto 2009

FRANCESCA DA RIMINI finalmente in tv!!!


Venerdì sera all' 1:00 su Rai Uno verrà finalmente trasmessa la bellissima Francesca da Rimini registrata allo Sferisterio Opera Festival di Macerata nel 2004. Ricordo inoltre che, per chi non riuscisse a vederla, il dvd, pubblicato da Arthaus Musik, è disponibile nei migliori negozi di cd.
Buona visione!!!

FRANCESCA DA RIMINI

Tragedia in 4 atti di Gabriele D'Annunzio
Libretto di Tito Ricordi
Musica di Riccardo Zandonai

personaggi e interpreti:
FRANCESCA Daniela Dessì
PAOLO IL BELLO Fabio Armiliato
SAMARITANA Giacinta Nicotra
OSTASIO Giuseppe Altomare
GIANCIOTTO-GIOVANNI Alberto Mastromarino
GARSENDA Rossella Bevacqua
MALATESTINO Ludovit Ludha
SER TOLDO Francesco Zingariello
GIULLARE Domenico Colaiann
BIANCOFIORE Roberta Canzian
ALTICHIARA Francesca Rinaldi
ADONELLA Sabrina Modena
SMARAGDI Angela Masi

Orchestra Filarmonica Marchigiana; Maurizio Barbacini

Regia, scene e costumi: Massimo Gasparon

mercoledì 5 agosto 2009

O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!


Una vera e propria festa della Musica quella che si è consumata lo scorso venerdì al Gran Teatre del Liceu di Barcellona.
Come ultima recita della stagione, in una sala gremita in ogni ordine di posto, è andata in scena Turandot, capolavoro estremo di Giacomo Puccini. Volendo puntare all'eccellenza per donarci una serata di gala, le dirigenze del Teatro si sono rese artefici del ritorno di Daniela Dessì a vestire i panni di Liù. Un evento nell'evento, visto che la sua precedente performance nel ruolo risale al luglio 1996 (Macerata). Noi allora non c'eravamo, ma oggi sì. E ne siamo stati letteralmente rapiti. Una Liù pienamente (e finalmente...) lirica, che inebria per la pastosità della voce e commuove per la spontanea vena malinconica del timbro. Il fraseggio è come al solito magistrale per colori e sfumature e la salita agli acuti sicura e sempre timbrata (sentire il Si bemolle finale di "Signore ascolta..."). Nel secondo atto la catarsi diventa totale, giungendo ad un "Tu che di gel sei cinta" di bruciante drammaticità, ma sempre lontano da truci effettacci veristi. Un altro bersaglio totalmente centrato insomma, da accostare ai "must" della bella Daniela (Tosca, Adriana, Cio-Cio-San...) e da rivedere il prima possibile, magari nei prossimi appuntamenti di Monte-Carlo e Siviglia.
Al suo fianco un'altra creazione da dieci e lode: il Calaf di Fabio Armiliato. La voce rotonda e squillante arriva senz'ombra di fatica ad acuti spavaldemente squillanti, tanto in linea con l'impavido protagonista pronto a morire per una sconosciuta. Una delle prove pucciniane più ardue per il tenore, e Fabio la risolve splendidamente. Il "Nessun dorma" può essere veramente il manifesto di questo Calaf (e non a caso è il titolo scelto per il cd appena pubblicato, che racchiude tutte le pagine per tenore scritte dal Genio lucchese) così morbido e partecipe, senza sminuire però l'eroicità necessaria al temibile Si finale. Un trionfo, confermato dall'esplosione di applausi e "bravo!" che ha quasi costretto il Direttore a fermare l'esecuzione.
La temperamentosa Anna Shafajinskaia possiede certo la voce per Turandot, ma ad onor del vero dobbiamo sottolineare una pronuncia italiana più che perfettibile ed una difficoltosa tenuta del registro centrale necessario nell'ultimo atto.
Di pregio il resto del cast, in cui spiccano il sonoro Timor di Giorgio Giuseppini e il solido Mandarino di Philip Cutlip. Funzionali e divertenti i tre ministri.
Da ricordare la magistrale prova del Coro, mentre la direzione di Giuliano Carella, certo buon accompagnatore del palco, si fa notare per una frequente pesantezza sonora.
Per descrivere lo spettacolo di Nùria Espert il primo aggettivo che ci viene alla mente è: bello! E finalmente, dopo tanti allestimenti minimal-psicanalitici-grotteschi è una gioia per il cuore vedere l'Opera tornata alle sue origini: la ricerca della "maraviglia" barocca. Tutto, dalle sontuose scene di Ezio Frigerio, agli eleganti costumi di Franca Squarciapino, alle suggestive luci di Vinicio Cheli, inchioda lo spettatore alla sedia in una continua successione di impreviste apparizioni che ci trasportano dal livido Oriente del popolo e del Boia, alla luminosa regalità di Altoum e della sua corte. Era lo spettacolo creato per inaugurare, il 7 ottobre 1999, il nuovo Liceu ricostruito dopo l'incendio; ed ora, dieci anni dopo, viene fatto rivivere, complici i nostri Daniela e Fabio, nel migliore dei modi possibile... Grazie!

Gran Teatre del Liceu
31 de juiliol de 2009
TURANDOT

TURANDOT: Anna Shafajiskaia
LIU': Daniela Dessì
CALAF: Fabio Armiliato
EMPERADOR ALTOUM: Josep Altoum
TIMUR: Giorgio Giuseppini
PING: Gabriel Bermùdez
PANG: Eduardo Santamarìa
PONG: Vicenc Esteve Madrid
MANDARI': Philip Cutlip

Orquestra Simfònica i Cor del Gran Teatre del Liceu

direcciò musical: Giuliano Carella
direcciò d' escena: Nùria Espert

lunedì 3 agosto 2009

Norma viene... sul piccolo schermo!


Questa sera all' 1:05 su Rai Tre verrà trasmessa la fantasmagorica Norma registrata nell' aprile 2008 al Teatro Comunale di Bologna... Non mancate!!!

domenica 19 luglio 2009

I vent' anni di Mario!


Che l' opera all' aperto sia una scelta non propriamente felice, è un dato di fatto. Basta uno sguardo, anche distratto, alla storia del Melodramma per accorgersene: il luogo deputato da sempre alla sua rappresentazione resta il teatro o, comunque, un limitato luogo coperto. Ma in estate, complice l' aumento delle temperature ecco spuntare qua e là, un po' come funghi, rassegne musicali "open air", anche nei luoghi meno adatti. E' questo il caso delle Terme di Caracalla, ai piedi dell' Aventino, luogo in cui, durante i mesi più caldi, viene trasferita la stagione romana. Location oltremodo suggestiva, non c’è dubbio, ma circondata da arterie sempre cariche di traffico e coronata dal volo degli aeroplani. Si è reso quindi necessario, soprattutto ora che il palco non viene più allestito all' interno del raccolto calidarium, per garantire una decorosa fruizione dello spettacolo, il ricorso all' amplificazione, con buona pace della magia scaturita dal canto lirico, dal miracolo della proiezione di una voce.
Dopo questo piccolo, ma doveroso, preambolo veniamo subito a parlare del punto forte di questa produzione di Tosca: il ritorno di Fabio nel luogo in cui, vent' anni fa, per la prima volta indossò i panni di Mario Cavaradossi. E, ovviamente anche questa Tosca numero 135 (sperando di non sbagliarci...) si è risolta in un trionfo! Strepitoso vedere come un ruolo che ogni volta sembra aver raggiunto la perfezione assoluta, la volta successiva ci si riveli sempre migliore. La potenza dello squillo (elettrizzante il Vittoria), il lirismo mai melenso del primo e soprattutto del terzo atto (spettacolare la mezzavoce di disciogliea dai veli), la varietà degli accenti e la bella presenza scenica ne fanno il Cavaradossi per eccellenza di questo inizio di millennio.
La sua prima Floria, in quel lontano 2 agosto 1989, fu la veterana Giovanna Casolla. Ora l' impervio ruolo è interpretato da Micaela Carosi, che ci dona una prestazione solo in parte convincente. Manca tutto il versante lirico che dovrebbe abbondare nel primo atto: la cantante si limita (furbescamente) ad aggirare l’ ostacolo non cantando in voce, potendo qui sfruttare l’ amplificazione artificiale. Meglio negli altri due atti (bello il do della lama!), anche se la prestazione resta comunque costantemente inficiata da una certa inerzia scenica e, soprattutto, da un fraseggio spesso monotono, o comunque d’antan, non propriamente l’ ideale per le mille sfumature richieste dalla partitura pucciniana.
Giorgio Surian è uno Scarpia in abiti cardinalizi, viscido ed algido allo stesso tempo, molto più vicino al Frollo di vittorughiana memoria che al sadico barone creato da Sardou. Di rilevo comunque la prova vocale, anche se maggiore personalità non sarebbe guastata.
Diligenti i comprimari, ma anonima la direzione di Paolo Olmi.
Franco Ripa di Meana sposta l’ azione agli anni ’10-’20 del XX secolo. O almeno questo ci suggeriscono i discutibili costumi di Silvia Aymonino (quello di Tosca del II atto sarebbe stato più adatto per Mimì Tirabusciò…). La scena (Edoardo Sanchi) è fissa: una foto della Capitale vista dall’ alto in cui sono evidenziati, con cerchi rossi, i tre luoghi dove è ambientata la vicenda. Dello stesso colore è il Tevere. Tante le gratuità registiche durante lo spettacolo come le fiamme che avvolgono il coro nel Te Deum, Tosca che uccide Scarpia con un crocifisso, il belante agnellino durante lo stornello del Pastorello, il suicidio della protagonista evocato dal suo afflosciarsi sul fiume rosso…
Insomma, mi sembra ormai chiaro: il nostro Mario Cavaradossi avrebbe meritato ben altre compagnie per festeggiare i suoi primi vent’anni!

14 agosto 2009
Terme di Caracalla
TOSCA
personaggi e interpreti:
FLORIA TOSCA: Micaela Carosi
MARIO CAVARADOSSI: Fabio Armiliato
IL BARONE SCARPIA: Giorgio Surjan
ANGELOTTI: Alessandro Svab

Coro di Voci Bianche di Roma dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell'Opera

Orchestra e Coro del Teatro dell' Opera di Roma; PAOLO OLMI

regia: Franco Ripa di Meana

Nuovo allestimento

lunedì 13 luglio 2009

...ci siamo!!!


Dovrebbe essere ormai disponibile in tutti i negozi di dischi il nuovo cd: Nessun Dorma. Uno splendido omaggio a Puccini, dipanato dal nostro amato Fabio nei diciassette brani che ripercorrono sì tutto il corpus del Genio di Lucca, ma anche la vera e propria carriera del Tenore genovese. Sarà impossibile ascoltando "Ch' ella mi creda..." non ritornare con la mente allo storico bis concesso l' anno scorso a Roma durante le recite de La Fanciulla del West a Roma; oppure, arrivati all' "E lucevan le stelle" non rendersi conto dell' ormai indissolubile legame tra Fabio e Mario Cavaradossi. Proprio questa estate, infatti, nello stesso suggestivo scenario delle Terme di Caracalla che lo vide esordire nel 1989, ricorre il ventennale del debutto nel ruolo ormai portato per ben 135 (!) volte sulle scene dei teatri di tutto il mondo. Non mancheranno altresì le chicche, come "Firenze è come un albero fiorito...", oppure arie che speriamo serviranno come antipasto per un debutto nella totalità del ruolo: Edgar e il Roberto de Le Villi.

Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona; Marco Boemi

TRACKLIST
1. "Orgia, chimera" da Edgar
2. "Ecco la casa... Torna ai felici dì" da Le villi
3. "Tra voi, belle, brune e bionde" da Manon Lescaut
4. "Donna non vidi mai" da Manon Lescaut
5. "Ah! Manon, mi tradisce" da Manon Lescaut
6. "Ah! Guai a chi la tocca!... No, pazzo son!" da Manon Lescaut
7. "Che gelida manina" da La Bohème
8. "Recondita armonia" da Tosca
9. "E lucevan le stelle" da Tosca
10. "Addio, fiorito asil di letizia e d’amor!" da Madama Butterfly
11. "Avete torto... Firenze è come un albero fiorito" da Gianni Schicchi
12. "Hai ben ragione" da Il Tabarro
13. "Io voglio la tua bocca... Folle di gelosia" da Il Tabarro
14. "Una parola sola... Or son sei mesi che mio padre morì" de La fanciulla del West
15. "Ch’ella mi creda libero e lontano" da La fanciulla del West
16. "Non piangere, Liù" da Turandot
17. "Nessun dorma" da Turandot

domenica 12 luglio 2009

Mario Cavaradossi compie vent' anni!


Ecco un' interessante intervista rilasciata al mensile VTService.it in occasione del ventennale del debutto alle Terme di Caracalla come Mario Cavaradossi: http://www.youtube.com/watch?v=6vHshwAU51o

domenica 5 luglio 2009

"Festival lirico, questa sera c'è l'Aida: «L'Arena è il posto ideale per interpretarla»" (intervista al quotidiano L' ARENA)


"Verona. Quarta recita di Aida, questa sera (alle 21.15) in Arena, nella rievocazione storica del 1913, con la direzione di Daniel Oren, la regia di Giancarlo de Bosio e la coreografia di Susanna Egri. A interpretare il Re è Carlo Striuli, Amneris è Trichina Vaughn, Ramfis è Orlin Anastassov. Nella parte di Amonasro, Silvano Carroli. Concludono la loro prima presenza areniana in Aida i due protagonisti della vicenda, Daniela Dessì (Aida) e Fabio Armiliato (Radames): uniti nella vita e per il capolavoro verdiano.
Dopo tante rappresentazioni condivise, cosa vi spinge a interpretare ancora quest'opera?
L'Arena- risponde Dessì- è l'unico posto al mondo dove si realizza la vera Aida. Io l'ho già cantata nelle edizioni del 1997 - al mio debutto con la regia di De Bosio - nel 2001 e 2002, ma è la prima volta che la canto a Verona, vicino a Fabio.
Un'Aida che si sta avvicinando alla meta centenaria del 1913: ci arriveremo?
Sono sicuro di sì- commenta Armiliato-. Basta non lasciarsi travolgere dal solito pessimismo. Certamente i gusti cambiano e bisogna tenerne conto. Personalmente, non ho niente contro il rock e il pop: sono tipologie musicali che hanno diritto di esistere e di esprimersi. L'importante è concedere ad ogni realtà artistica il proprio spazio e consentire al pubblico di accedervi. L'opera è un grande momento di intrattenimento e il pubblico deve essere adeguatamente istruito per avvicinarla con cognizione. Ma è anche un grande mezzo con il quale far circuitare la tradizione italiana per la canzone, la melodia, la nostra lingua. Il mondo del pop, comunque, riserva sempre molto rispetto alla lirica. Ce ne accorgiamo quando facciamo i grandi concerti all'aperto, dove i giovani rimangono a bocca aperta e capiscono la differenza tra la "loro" musica e quella che gli proponiamo.
C'è qualche novità interpretativa in questa Aida?
C'è sempre del nuovo se lo si vuol trovare,- chiarisce Dessì-, perché questa straordinaria partitura si presta in maniera unica, anche nel modo di svolgersi teatralmente. La capacità di avere questo legame in scena è sicuramente esaltato dal nostro vivere insieme nella vita. È fondamentale far capire che il dramma sia sempre credibile e che noi siamo impegnati per la verità della scena.
Come giudicate la vostra condizione? Migliorata dall'ultima prestazione areniana di Madama Butterfly del 2006?
Sicuramente più matura, anche rispetto all'Aida del 2001 per il mio caso, più matura nel pensare e nello studiare i vari personaggi- sostiene Armiliato-. Per Dessì, Madama Butterfly è opera riservata a spazi più limitati, più intimi, mentre Aida è per antonomasia è opera da Arena. Cantarla insieme è una condizione ideale.
Questa sua Aida è più legata allo stato o all'amore per il suo uomo?
All'amore del suo Radames - dice la cantante - anche se è un sentimento contrastato e difficile, sempre in bilico. Lei cerca di scegliere la salvezza della patria, ma poi torna all'amore per lui. È una lotta pari. Ma sempre di amore si tratta.
E Radames? È davvero un traditore per amore?
Radames è un uomo politico,- interviene Armiliato-, investito della sua carica, che vuole emancipare Aida, ma che ha grande rispetto per il proprio dovere e per la propria dignità. Anche in questo caso i sentimenti sono sempre in bilico.
A quando una nuova Amneris?
L'ho sempre sognata,- conclude Dessì-. Proprio per questo straordinario personaggio mi sono avvicinata alla lirica. Vediamo. Prima o poi forse verrà anche la sua ora.
Per il prossimo anno avete altre "idee" areniane?
Credo che possiamo dire fin d'ora che il nostro obiettivo sarà Il Trovatore, un altro grande capolavoro, di passioni e di forti ideali."


Gianni Villani, L' Arena; 04/07/2009

http://www.larena.it/dossiers/Temi%20Continuativi/122/353/66889/

giovedì 25 giugno 2009

Recensione del nuovo dvd "Francesca da Rimini" (dal mensile L' OPERA)


"Andata in scena nel 1914, quando ormai volgeva al termine l' ultima stagione felice dell' opera italiana, Francesca da Rimini non ha mai conquistato il cuore del pubblico. Non fece paura a Puccini né ai titoli più conosciuti di Casa Sonzogno.
Il soggetto è suggestivo, la storia è intrigante, la musica è sapiente, specie in tutti quegli episodi falso medioevali che circondano il dramma dei protagonisti.. Eppure qualcosa le manca: le difetta la frase che conquista, pecca di un intellettualismo provinciale tipico di un' italietta che fece del divino Gabriele il suo vate, rimane un esperimento altissimo, ma incompiuto.
La presente edizione viene a rinverdire una discografia risicata, dove l' unico disco importante è rappresentato dall' edizione Rca con la Kabaivanska. Purtroppo qualcuno ebbe la sciagurata idea di affidare Paolo a Matteuzzi che non c' entra nulla con la vocalità del personaggio.
Per il resto ci rimane una selezione Decca con Del Monaco la Olivero. Pessimo lui, eccezionale lei. C' è poi un discreto Duetto, "Inghirlandata di violette", con Tebaldi e Corelli in un tardivo recital degli anni Settanta. Non mancano dei live, una vetusta Cetra con la Caniglia, ma nessuna registrazione di riferimento.
Lo spettacolo è quello dello Sferisterio di Macerata. Gasparon risolve il rebus del difficile palcoscenico con una struttura centrale che ospita un lussuoso ambiente in stile ravennate. Con giusta scelta presta a Francesca un figurativismo dannunziano che vira verso architetture e abiti di fasto imperiale, senza cadere nella trappola di un circostanziato medioevo.
L' odierna ripresa di Francesca ruota attorno a Daniela Dessì e Fabio Armiliato che hanno le carte in regola per fare rivivere la celebre coppia di amanti. Hanno il "physique du role" per essere credibili, hanno la vocalità adatta a sostenere la scrittura. In questo repertorio la Dessì trova il suo terreno d' elezione per la pertinenza stilistica: quella febbrile lussuria, quel lirismo estenuato fatto di chiaroscuri, di abbandoni, di mezzevoci. E' un' altra creazione del celebre soprano; con Tosca, Adriana, Maddalena può essere considerata tra gli esiti migliori della sua carriera.
Armiliato le risponde con un canto appassionato, partecipe e vibrante.
Ogni volta che ascolti questo tenore scopri lo studio attento dei pesi sonori, la continua ricerca di sfumature, il diuturno lavoro che gli consente di dare al canto una rotondità che in genere i tenori robusti non hanno. Mastromarino è un Gianciotto crudo e determinato, come la parte richiede. La corretta direzione orchestrale, conduce a buon esito uno spettacolo omogeneo ed un cast affiatato per un dramma dove le parti di fianco sono di vitale importanza. Nomineremo però il Malatestino di Ludha, la Biancofiore della Canzian e l' eccellente Giullare di Domenico Colaianni.
La ripresa e la registrazione sono abbastanza buone.
"

Giancarlo Landini, L'opera n. 238


FRANCESCA DA RIMINI

Tragedia in 4 atti di Gabriele D'Annunzio
Libretto di Tito Ricordi
Musica di Riccardo Zandonai

personaggi e interpreti:
FRANCESCA Daniela Dessì
PAOLO IL BELLO Fabio Armiliato
SAMARITANA Giacinta Nicotra
OSTASIO Giuseppe Altomare
GIANCIOTTO-GIOVANNI Alberto Mastromarino
GARSENDA Rossella Bevacqua
MALATESTINO Ludovit Ludha
SER TOLDO Francesco Zingariello
GIULLARE Domenico Colaiann
BIANCOFIORE Roberta Canzian
ALTICHIARA Francesca Rinaldi
ADONELLA Sabrina Modena
SMARAGDI Angela Masi

Orchestra Filarmonica Marchigiana; Maurizio Barbacini

Regia, scene e costumi: Massimo Gasparon