mercoledì 28 luglio 2010

E' nato il canale ufficiale su youtube!


E' finalmente disponibile su youtube un canale ufficiale, tutto dedicato a Fabio Armiliato, in cui trovare interviste, video inediti e d'archivio, registrazioni amatoriali: http://www.youtube.com/user/canalfabioarmiliato?feature=chclk

Buona visione!

domenica 25 luglio 2010

Or son cent'anni...


"Venerdì 16 luglio è andata in scena a Torre del Lago La Fanciulla del West nell’edizione del centenario dell’opera. Purtroppo questo capolavoro di Puccini rappresentato per la prima volta alla Metropolitan Opera di New York nel dicembre del 1910, non ha avuto negli anni il successo di pubblico che altri titoli dello stesso compositore, magari meno accattivanti, hanno conseguito. La Fanciulla del West tratta da un dramma teatrale dello scrittore David Belasco venne musicata da Puccini con una sensibilità tutta nuova per la caratterizzazione di un luogo e della sua natura così come dei personaggi che lo popolano. Si può dire senza presunzione che la Fanciulla del West apra la strada alla musica moderna (per me molto di più di quanto farà Turandot) per la sua estrema attualità che in alcuni passaggi lascia stupefatti; Puccini stesso la descrisse in una lettera a Sybil Seligman come la sua migliore creatura, ed a ragione. A questi richiami descrittivi nella parte orchestrale corrispondono delle scritture vocali di grande difficoltà sia tecnica che espressiva; al canto,infatti, bisogna donare la sensibilità dell’animo del personaggio e purtroppo non sempre le due cose vanno di pari passo, come si spererebbe. Il Festival proponeva una nuova produzione puntando sulle due stelle della lirica internazionale Daniela Dessì e Fabio Armiliato che hanno riscosso un vero trionfo; si affidava inoltre la regia alla tedesca Kirsten Harms, le scene allo scultore Franco Adami ed i costumi a Giovanna Fiorentini. L’allestimento nel suo complesso è stato accolto molto freddamente dal pubblico forse per incomprensioni nei confronti di soluzioni ed interpretazioni, soprattutto scenografiche, che andavano in altre direzioni rispetto alle indicazioni originali dell’ambientazione. Se non si deve rimanere ancorati ad una tradizione che potrebbe, agli occhi del pubblico moderno, risultare polverosa, bisognerebbe però innovare mantenendosi sul sentiero tracciato dagli autori dell’opera. Della caratteristica ambientazione western sono rimasti solo dei totem indiani che erano presenti sia come sculture sia dipinti sul fondale del secondo atto, per il resto vediamo un saloon abbozzato, ma che di western ha davvero poco, una capanna di Minnie inesistente, sostituita da elementi scenici che non richiamano (eccettuati il tavolo e gli sgabelli) una casa ed una foresta troppo stilizzata nel terzo atto. I costumi erano riconducibili al momento storico, ma anch’essi spesso inadatti a distinguere i personaggi e ad inquadrarli nel loro ruolo sociale ( i minatori non avevano gli attrezzi del mestiere); la regia proponeva movimenti interessanti, nelle masse in particolare. Spesso però c’era quella incongruenza tra libretto ed azione scenica che negli spettacoli di oggi è ricorrente. Penso che il dissenso del pubblico si sia manifestato poiché non era possibile, con un allestimento del genere, capire la storia ed i suoi avvenimenti senza conoscere precedentemente l’opera; se si vuole avvicinare un nuovo pubblico a questo bellissimo genere musicale lo si deve anche guidare alla conoscenza dei capolavori. Come ho detto i protagonisti di questa edizione dell’opera erano Daniela Dessì e Fabio Armiliato che tornavano in questo titolo a Torre del Lago dove lo avevano già affrontato insieme nel 2005 e dopo averlo proposto anche a Roma e Siviglia.
Il ruolo di Minnie è quello di una giovane che con la propria forza di volontà e l’affetto riesce a tenere a bada un gruppo di minatori che pendono dalle sue labbra per ogni cosa, Minnie è la loro mamma, è quella mamma che hanno lasciato a casa, magari oltreoceano, per cercare la fortuna in America. Daniela Dessì ha debuttato il ruolo nel 2005 e da questo momento lo ha maturato vocalmente e scenicamente tanto da farne ,oggi, uno dei suoi cavalli di battaglia; cantante di riferimento nel repertorio pucciniano (come dimostra anche il cd Decca di recente pubblicazione), la signora Dessì in questa produzione ha riportato Minnie ad essere la fanciulla, e non la donna, come troppe volte ci è stata presentata. Una fanciulla, intendiamoci, dotata di un’intelligenza e una personalità non comuni data la situazione in cui vive, ma pur sempre desiderosa di vita e di emozioni. Abbiamo ascoltato un canto fermo, sicuro su tutti i passaggi più ostici della partitura (quella che insieme e forse più di Turandot richiede una tecnica formidabile), dal do scoperto di “Laggiù nel Soledad” al difficile “Oh se sapeste…”, fino all’”anche tu lo vorrai Joe..”, per citarne solo alcuni. La Dessì ha emozionato per il modo in cui pronunciava ogni piccola parola, ogni sillaba che prevedevano le sue frasi, e per come quindi queste parole erano sposate ad una emissione sempre ottima su tutta la tessitura, senza cedere ad effetti veristici, per un’innata intelligenza musicale, e risolvendo il personaggio sul tono che gli è più proprio, cioè quello giovanile e lirico. Scenicamente ogni piccolo movimento era calibrato alla situazione, si trattava di una Fanciulla vitale negli scontri con Jack Rance e sensuale negli abbandoni con Dick Johnson; la figura sempre affascinante completava il capolavoro realizzato già nella parte musicale da questa grande artista.

Non le era da meno, ne vocalmente ne scenicamente Fabio Armiliato che ho ammirato per una grande e partecipata aderenza al personaggio, che è adatto a lui musicalmente ed anche fisicamente, richiedendo da una parte una voce di tenore lirico spinto-drammatico qual è la sua e dall’altra una figura slanciata ed atletica. Fin dall’entrata con la frase “chi c’è per farmi i ricci?”si comprende la baldanza giovanile che pervade il sangue del bandito messicano che infatti non tarda ad accostarsi a Minnie, che però, come sappiamo aveva già incontrato. Armiliato riesce a sfumare il canto nei momenti di più intensa passionalità così come a renderlo eroico e più vigoroso quando si tratta di doversi difendere da Jack Rance o nella fatidica “Or son sei mesi…”vero banco di prova per un tenore pucciniano. Nell’altra grande aria “Risparmiate lo scherno…Ch’ella mi creda libero e lontano” si ascolta una voce che viene piegata al lirismo, con dei risultati veramente notevoli nelle dinamiche musicali associate al testo; è chiaro che l’aria ha strappato un grande applauso a scena aperta, e la motivazione è semplice;infatti non veniva isolata come momento di puro e solo canto, ma costituiva un punto fondamentale nell’interpretazione vocale e scenica di Armiliato che ha riconfermato di essere IL Johnson di oggi. Scenicamente i momenti di più intensa passionalità lo trovano a dialogare in modo perfetto con Daniela Dessì con un linguaggio dei gesti e dei movimenti tra loro ormai consolidato mentre invece risulta un vero bandito, ma pur sempre uomo fragile ed eroe allo steso tempo, quando deve confrontarsi nel terzo atto con Rance e i ragazzi del campo che lo trovano (forse giustamente) un ostacolo alla loro felicità che ormai si era ricreata (anche grazie a Minnie) in un paese straniero e lontano dalla patria. Durante tutta l’opera non c’è mai un guardare il personaggio a distanza, ed un pensare solamente al canto, come si sarà capito, anzi un penetrarlo nell’anima; riprova di questa capacità nell’esplorare dall’i terno gli eroi pucciniani è il nuovo cd Decca “Nessun Dorma” che comprende tutte le arie tenorili da Edgar a Turandot e che dimostra versatilità nel canto e quindi una grande conoscenza tecnica. Il “cattivo” della situazione, Jack Rance, era affidato al baritono messicano Carlos Almaguer, che avevo avuto occasione di sentire già come Alfio, e che non ha destato in me grandi emozioni, pur cantando correttamente ogni passaggio, con voce di volume ragguardevole. Ma il problema di questo Jack Rance era l’assenza dello sceriffo, dell’uomo innamorato e solo, infatti c’era esclusivamente il cantante che cantava bene, ma tutto sempre spinto ad una forza ed un brutalità che, nella mia concezione del personaggio ne costituiscono solo una parte. Da segnalare la presenza di un veterano del canto lirico come Luigi Roni che dava voce e corpo ad un Ashby molto credibile, testimonianza di come un grande artista possa ancora, dopo anni ed anni di carriera, rendere un personaggio minore unico e di rilievo nella storia. Di livello discreto i comprimari, che hanno in quest’opera il difficile compito di interagire tra loro vocalmente e scenicamente in modo ineccepibile. Il coro, interamente maschile, ha dato una buona prova diretto da Stefano Visconti, maestro di grande esperienza. L’orchestra, diretta per l’occasione da Alberto Veronesi, direttore artistico del Festival ha suonato correttamente ma priva di quella vitalità che in un’opera come la Fanciulla del West sarebbe auspicabile. Le scelte ritmiche di Veronesi sono state interessanti così come la ricerca dei dettagli e delle minuzie orchestrali, per altro geniali, di cui questo capolavoro è disseminato; c’è da dire che l’acustica del teatro non permette di godere completamente una partitura così complessa come questa, ma penso che si potranno prima o poi arginare questi problemi con delle modifiche strutturali. Successo al calor bianco per Daniela Dessì e Fabio Armiliato che hanno dato conferma del loro livello artistico, davvero ineguagliabile e calorosi applausi per gli altri cantanti, con i dissensi che ho già detto per la parte visiva. Bisogna dire che questa Fanciulla i suoi cento anni li porta magnificamente, buon compleanno!!!!!!!
Didier Pieri"



Ed ecco due preziosi documenti video:
- "Or son sei mesi..."
- "Ch'ella mi creda..."


16 luglio 2010
Torre del Lago Puccini, Gran Teatro all'aperto
LA FANCIULLA DEL WEST

Minnie: Daniela Dessì
Dick Johnson: Fabio Armiliato
Jack Rance: Carlos Almaguer
Ashby: Luigi Roni
Sonora: Giovanni Guagliardo
Nick: Cristiano Olivieri
Sid: Federico Benetti
Trin: Marco Voleri
Bello: Massimiliano Valleggi
Harry: Ernesto Petti
Happy: Claudio Ottino
Larkens: Veio Torcigliani
Billy Jackrabbit: Choi Seing Pil
Wowkle: Larissa Demidova

Direttore: Alberto Veronesi

Regia: Kirsten Harms
Scene:Franco Adami

Orchestra e Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro: Stefano Visconti

martedì 29 giugno 2010

E trionfavan le stelle...


Ecco un po' di recensioni sulle due grandiose recite di Tosca al Teatro Carlo Felice di Genova:

"Daniela Dessì e Fabio Armiliato, che tornavano a cantare nel Teatro della loro città dopo diversi anni (era ora!), hanno colto un incontrovertibile successo personale con ovazioni da stadio che li hanno sommersi dopo "Vissi d'Arte" e "E lucevan le stelle" (bissata). E' evidente il loro affiatamento e il loro legame affettivo, che tanto ha giovato a un'opera "sanguigna" come Tosca."
A.Ottonello, Corriere Mercantile

"Applausi a scena aperta ieri sera al Teatro Carlo Felice di Genova per la “Tosca” di Giacomo Puccini interpretata magistralmente da Fabio Armiliato e Daniela Dessì.
Coppia sia sul palco che nella vita privata, i due hanno incantato il pubblico che li ha ricambiati tributando loro tutta la stima e l’affetto che una città come Genova spesso si crede non sia in grado di offrire in virtù di una millantata freddezza.
Il bis di Armiliato – Caravadossi in “Lucevan le Stelle” era dovuto, gli applausi scroscianti e generosi del pubblico critico ed attento anche. Daniela Dessì con la sua garbata eleganza, la gestualità generosa e delicata, ha saputo interpretare una Tosca colma di passione e fragilità al tempo stesso, e la splendida voce morbida ma potente ne hanno sancito il successo pieno presso pubblico e critica.
Fabio Armiliato è tornato nella sua Genova ed ha saputo conquistare ancora una volta quel Teatro che lo vide debuttare nel 1984 nelle vesti di Gabriele Adorno con il Simon Boccanegra. Molta strada è stata fatta, il suo percorso artistico gli ha visto segnare un successo dopo l’altro e la sua maturazione artistica è oggi giunta al culmine.
Anche Daniela Dessì ha avuto i suoi natali nella Superba. Si è diplomata in canto e pianoforte al Conservatorio “Arrigo Boito”di Parma specializzandosi in canto da concerto presso l’Accademia Chigiana di Siena. Dopo aver vinto il primo premio al Concorso Internazionale indetto dalla Rai nel 1980, ha debuttato con l’Opera Giocosa ne La serva padrona di Pergolesi, costituendo un repertorio comprendente circa 70 titoli da Monteverdi a Prokofiev, passando dal repertorio barocco alle sue straordinarie interpretazioni delle eroine mozartiane e verdiane, fino ad essere considerata oggi la miglior interprete del repertorio verista.
Siamo molto affezionati a questa coppia di assi della musica che sa portare l’Italia – e la nostra Genova – a livelli di eccellenza in tutto il mondo.
Grazie Fabio e Daniela!"
O. Mariotti, Genova-Zena

"Ovazioni anche a scena aperta alla coppia protagonista, il soprano Daniela Dessì e il tenore Fabio Armiliato, che deve addirittura bissare "E lucevan le stelle"... Segno caratterizzante di questa Tosca è stato quello del ritorno al Carlo Felice dei genovesi Dessì e Armiliato: intorno alla loro presenza si è ritagliata l'intera impostazione dello spettacolo. Applauditissimi non solo perchè genovesi, ma anche perchè per loro, insieme e separatamente, Tosca è ormai divenuta un vero cavallo di battaglia, portato nei maggiori teatri lirici del mondo. L'appassionata Tosca di Daniela Dessì appare pienamente consapevole delle stratificate sfaccettature del personaggio, oscillante fra tenerezze e scontrosità, fierezza e ingenuità. E Armiliato è un Cavaradossi stagliato in semplici ma assai efficaci intenzioni interpretative, convincente proprio per la sua diretta espressività."
W. E. Rosasco, Il Secolo XIX

"L'antica locuzione Nemo propheta in patria sua ha trovato clamorosa doppia smentita in occasione della prima di Tosca di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Carlo Felice di Genova lo scorso 8 Giugno. Il cast vedeva infatti nei panni della protagonista il soprano Daniela Dessì ed in quelli del pittore Mario Cavaradossi il tenore Fabio Armiliato: entrambi di origini genovesi e quindi impegnati a giocare “in casa” nel teatro della propria città. L'accoglienza per la coppia di artisti da parte del pubblico è stata assolutamente festosa e le cose del resto non potevano andare diversamente considerato l'alto livello della performance dei due cantanti che vantano con i rispettivi ruoli un rapporto di continuità decisamente significativo (A questo proposito basti solo ricordare che proprio il ruolo di Tosca rappresenta il personaggio portato in scena più volte dalla Dessì, la quale, nonostante sia artefice di una fra le più impegnative e prestigiose carriere dell'attuale panorama lirico mondiale e nonostante abbia abbracciato un repertorio decisamente vasto durante il corso degli anni, è ritornata con cadenza regolare ad interpretare in teatro la sfortunata eroina pucciniana). In questi casi è quindi inevitabile che la grande esperienza maturata nei rispettivi ruoli si faccia valere e che soprano e tenore riescano a gestire in modo ottimale le energie vocali da destinare alle proprie parti (oltremodo impegnative), così come è altrettanto vero che la lunga consuetudine con quest'opera abbia permesso loro di approfondire notevolmente lo scavo psicologico del personaggio affrontato, fornendone un'interpretazione compiuta e definita.
Entrando più nello specifico, la Tosca di Daniela Dessì non può che affascinare per i molti meriti esibiti, a cominciare dalla sempre soggiogante qualità timbrica, così rigogliosa in un registro centrale tanto morbido e tornito, specchio di una femminilità procace e sensuale spiccata. Lo si avverte distintamente negli abbandoni melodici dei duetti d'amore del primo e del terzo atto, in cui la passionalità della protagonista emerge in modo prepotente ma naturale, sempre misurato e spontaneo, mai esibito o ricercato. La carnosità timbrica del soprano è avvolgente e seduce insieme a Mario anche l'ascoltatore, conquistato dal fraseggio suadente e da tanta dovizia di mezzi. Nelle parti più drammatiche degli atti secondo e terzo invece, il soprano innerva il proprio canto di una grande tensione interpretativa che la porta ad affrontare con grande sicurezza e slancio tutti gli impegnativi scarti all'acuto prescritti dalla parte (ivi compreso quello della fatidica “lama”, adeguatamente incisivo e svettante), ma sempre senza tradire la natura intimamente lirica della propria voce e senza scadere in effetti di gusto troppo naturalista (la Dessì sceglie per esempio di cantare sempre ogni nota dello spartito, bandendo il ricorso al parlato anche nei punti in cui tradizionalmente esso viene praticato). Nel secondo atto l'appuntamento atteso con il momento solistico del “Vissi d'arte” la trova immedesimata e generosa oltre che festeggiatissima dal pubblico, mentre, per quanto riguarda il gioco scenico, l'attrice si muove sul palcoscenico con naturalezza ed eleganza veramente ammirevoli (doti evidenziate dalla sempre affascinante figura valorizzata dagli splendidi costumi disegnati per il suo personaggio). La conclusione del secondo atto lascia lo spettatore veramente senza fiato, sia per la pertinenza drammatica dei movimenti scenici che per la aderenza psicologica al momento teatrale: in definitiva una lettura maiuscola che conferma l'autorevolezza di un'interpretazione collaudata ma sempre profondamente sentita.
Dello stesso livello l'interpretazione di Cavaradossi offerta da un Fabio Armiliato in ottima forma vocale. Slancio sentimentale e patriottico convivono armoniosamente nella sua raffigurazione di Mario. Il timbro brunito conferisce la giusta virilità al personaggio mentre la propensione verso il canto a mezzavoce esibito nei momenti più intimi mette in risalto il lato più affettuoso e sentimentale dell'amante, come nel caso dell'aria del terzo atto, bissata a furor di popolo ed in cui Armiliato si è guadagnato un bel successo personale. Il lato eroico del personaggio emerge invece nel possesso sicuro del registro acuto che nell'esultanza del secondo atto ("Vittoria! Vittoria!") svetta imperioso ed adeguatamente insolente, provocando immediatamente l'applauso a scena aperta da parte del pubblico. Assolutamente calzanti poi sia la presenza scenica che le notevoli capacità attoriali, che delineano un Cavaradossi veramente credibile.
La direzione di Marco Boemi, alla testa dell'Orchestra del Teatro Carlo Felice, ha saputo equilibrare in maniera ottimale il rapporto voci-orchestra valorizzando adeguatamente le pagine strumentali ricche di colori e suggestioni.
Come anticipato applausi calorosissimi per tutti con punte di grande entusiasmo per la coppia Dessì-Armiliato."
F. Zanella, Operaclick

"La coppia Armiliato-Dessì ha naturalmente raccolto l'entusiasmo del pubblico: Cavaradossi, appassionato amante e spavaldo ribelle, si è congedato dalla vita con un'aria eseguita con gusto musicale e intelligenza; così come Tosca personaggio dipinto con grande esperienza e che con "Vissi d'Arte" ha avuto, meritatamente, caldi consensi dalla platea."
B.Catellani, Il Giornale

"Dessì è una Tosca di solido mestiere che in Vissi d’arte ha ottenuto una giustificata ovazione"
R. Iovino, La Repubblica

8 e 10 giugno 2010
Teatro Carlo Felice
Genova

TOSCA

TOSCA: Daniela Dessì
MARIO CAVARADOSSI: Fabio Armiliato
IL BARONE SCARPIA: Claudio Sgura
ANGELOTTI: Nicolay Bikov
SAGRESTANO: Armando Gabba
SPOLETTA: Marssimiliano Drappello
SCIARRONE: Angelo Nardinocchi
UN CARCERIERE: Roberto Conti

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

Direttore: Marco Boemi

Regia: Renzo Giaccheri
Scene: Adolf Hohenstein

Allestimento: Fondazione del Teatro dell'Opera di Roma

lunedì 7 giugno 2010

Tosca sul grande schermo!

Dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Sardegna, ecco l'elenco delle sale cinematografiche italiane in cui giovedì 10 giugno, alle ore 20:30, verrà trasmessa in diretta la Tosca dal Teatro Carlo Felice di Genova:

lunedì 31 maggio 2010

E la tartana arriva finalmente a Genova!


E' grande l'attesa per il ritorno a Genova, loro città natale, di Fabio Armiliato e Daniela Dessì. E il menù previsto per questa importante occasione è decisamente da acquolina in bocca: due recite di gala (8 e 10 giugno) di Tosca, l'Opera che maggiormente ha contribuito a renderli famosi in tutto il mondo, incoronandoli il Mario Cavaradossi e la Floria Tosca di riferimento di questi anni.
Proprio quest'anno, tra l'altro, ricorrono i 110 anni dalla prima esecuzione assoluta del Capolavoro pucciniano e così viene riproposto, in coproduzione col Teatro dell'Opera di Roma, l'allestimento "originale" con le preziose scene di Adolf Hohenstein. Un'occasione in più per non lasciarsi scappare questo evento!

Per chi comunque proprio non riuscisse a raggiungere la Superba, è prevista, in alcune sale cinematografiche (l'elenco sarà pubblicato a breve) italiane ed europee, la tramissione in diretta della recita del 10 giugno.

Ecco infine un'intervista uscita sull'edizione genovese del quotidiano La Repubblica di domenica 30 maggio 2010:

mercoledì 26 maggio 2010

A Fabio Armiliato e Daniela Dessì il "Flaviano d'argento"!


"Giovedì 27 maggio alle ore 18.00 presso l'Auditorium E.Montale del Teatro Carlo Felice il celebre musicologo Alberto Cantù presenterà al pubblico l'opera Tosca.

La conferenza illustrativa Modernità di Tosca sarà preceduta da un breve incontro informale tra pubblico e il relatore con il Tea Time House Opera, il tè delle cinque offerto da Garisenda Ricevimenti.

A conclusione della conferenza l'associazione Il salotto della musica Flaviano Labò conferirà il premio Flaviano d'argento al soprano Daniela Dessì e al tenore Fabio Armiliato, interpreti principali dell'opera, due genovesi che si sono distinti nel mondo dell'arte.

Genova, 26 maggio 2010
L'Ufficio Stampa"

Per ulteriori informazioni potete consultare la sezione comunicati stampa del sito del Teatro Carlo Felice.

lunedì 24 maggio 2010

La LUISA MILLER "made in Italy" incanta Zurigo!

Dal nostro inviato a Zurigo:
"Luisa Miller è l’opera verdiana che viene tradizionalmente riconosciuta come ideale ponte fra le opere del primo periodo del “giovane Verdi” ed il Verdi della maturità e che anticipa di pochi anni il suo massimo picco di fama con la triade Rigoletto, La Traviata e Il Trovatore.
Per contenuti musicali espressi, si potrebbe comunque già considerarla come ideale inizio di questo secondo periodo. Presenta una tessitura musicale decisa e sicura che porta ancora con sè alcuni elementi del belcanto in stile quasi “donizettiano”, ma che già rivela molte anticipazioni di quanto poi Verdi realizzerà completamente nella sua maturità compositiva.
Luisa Miller mancava dal 1998 nel cartellone dell'Opernhaus della città svizzera.
In questa occasione viene ripresentata in una veste completamente nuova con la regia di Damiano Michieletto, uno dei più interessanti giovani talenti italiani, completata dai costumi d'epoca disegnati da Carla Teti e dalle splendide e geniali scene firmate da Paolo Fantin.
Un cast di produzione tutto nostrano e nomi di primissimo ordine che sulla carta garantivano assoluta affidabilità ed ingegno, come in effetti sarà confermato all’apertura del sipario.
L’attesa per il ritorno di questa Opera, è stata resa ancor più accattivante dal cast musicale proposto.
In primis il debutto assoluto di Fabio Armiliato nel ruolo di Rodolfo; poi la presenza nel cast di stelle di prima grandezza, a partire dal baritono Leo Nucci e dal soprano Barbara Frittoli nel tittle-role.
Ben nove recite presenti in cartellone con questo cast davvero straordinario.
La nostra recensione si riferisce alla recita del 21 Aprile 2010

Bellissima prova del soprano Barbara Frittoli in questo difficile ruolo per la varietà di aspetti vocali impervi che presenta. Voce chiara, pulita e tecnicamente ineccepibile soprattutto nella zona acuta, vero suo punto di forza, ma anche nella zona grave e nei centri, sempre ben focalizzata e presente. Un’artista completa che convince in ogni momento dell’opera, dalla prima difficilissima aria di sortita, risolta con accuratezza e arricchita di colori e sfumature, allo splendido concertato ed in tutti gli impegnativi duetti risolti con grande bravura, sino allo struggente drammatico finale che il soprano tinge di tinte drammatiche sottoponendo la sua voce ad un cambio radicale di forma ed estensione con risultati entusiasmanti.

Fabio Armiliato debutta con sicurezza il ruolo di Rodolfo affidandosi alla sua consolidata tecnica di canto e alla sua raffinatezza stilistica per presentarci un personaggio definito e reale in tutti i suoi aspetti caratteriali.
Bravissimo nella prima parte dell’opera di stampo più belcantistico e nel concertato del primo atto che porta al difficile finale dello stesso, brillantemente risolto, per poi raggiungere l’apice della sua performance nella nota ed attesa aria “Quando le sere al placido”, magistralmente interpretata ed accolta da numerosi applausi, iniziata con uno splendido recitativo ricco di accenti e incisività sulla parola cantata e resa ancor più viva e presente nel cantabile dal magnifico utilizzo delle mezze voci, calibrate e pulite, che bene si sposano in questa raffinata tessitura verdiana. Vibrante l’esecuzione della successiva cabaletta, vero e proprio pezzo di bravura.
Chiude la sua interpretazione con un palpitante finale di Opera con lo splendido duetto del terzo atto che par proprio fatto e cucito su misura per lui, per qualità di resa interpretativa, bellezza di emissione fatta di colori decisi e generosità interpretativa. Armiliato mette così a pieno segno e titolo, un altro personaggio verdiano dopo essersi già imposto nel tempo con gli altri personaggi (ben 15 con quest’ultimo di Rodolfo) interpretati tutti con una resa vocale ed un’efficacia impressionante.
Leo Nucci presenta da par suo un Miller orgoglioso e dallo spiccato senso paterno per la figlia Luisa. Impeccabile nell’aria “Sacra la scelta è d'un consorte” e cabaletta del 1’atto conclusa con un lunghissimo splendido acuto che scatenal’entusiasmo del pubblico; Nucci si può sintetizzare come uno dei più grandi Baritoni verdiani della storia italiana ed ancor oggi in pieno possesso delle sue eccellenti qualità vocali.
Nei panni del Conte Walter, Lazlo Polgar, al cospetto di una presenza scenica di indubbio valore non convince appieno vocalmente: la Sua aria d’apertura è nel complesso ben cantata nei centri e nella zona medio-alta ma appena la tessitura spinge o nella zona acuta o nell’estrema zona grave il suo strumento vocale non sempre trova la giusta posizione.
Rubèn Drole nelle infami vesti del castellano Wurm, è protagonista di una buona prova in un ruolo dove il giovane basso mostra ottime qualità interpretative e che anche vocalmente lascia intendere qualità davvero molto promettenti.
Buona la prova del coro e dell’orchestra che sotto l’ottima attenta direzione di Massimo Zanetti è stata nel complesso convincente e sicura.

Avvincente la regia di Damiano Michieletto che ha il merito di riuscire a “raccontare” le diverse ambientazioni con dei rapidi e geniali cambi di scena. Un modo intelligente di coniugare innovazione tecnologica e modernità con la tradizione (splendidi i costuni di Carla Teti) che indica un cammino da seguire con attenzione per una narrazione che non distoglie lo spettatore dall’interesse musicale e lo arricchisce di un’intelligente cornice scenografica.
Da vedere forse più volte per poter cogliere in maniera completa il buon gusto e le scelte.
Un successo assoluto quindi per questa Luisa Miller che ci ha regalato l’Opernhaus di Zurigo!!!
I protagonisti sono dovuti più volte uscire al proscenio richiamati insistentemente a suon di applausi da un pubblico, quello di Zurigo, tradizionalmente esigente ma letteralmente in delirio nell’occasione soprattutto per i tre attesi protagonisti Frittoli, Armiliato e Nucci, ma anche per tutti gli artefici di questo straordinario successo."

18, 21, 23, 25, 28 aprile, 02, 05, 07, 16 maggio 2010
Zurich, Opernhaus
LUISA MILLER

LUISA MILLER: Barbara Frittoli
RODOLFO: Fabaio Armiliato
MILLER: Leo Nucci
FEDERICA: Liliana Nikiteanu
IL CONTE DI WALTER: Laszlo Polgàr
WURM: Ruben Drole
LAURA: Agnieszka Adamczak
UN CONTADINO: Alejandro Lárraga

Ed ecco infine qualche assaggio da youtube:
- "Quando le sere al placido...L'ara o l'avello"
- Finale, prima parte; Finale, seconda parte